Ultimo piano (o porno totale) – Francesco D’Isa

UltimoPiano_CopertinaUno tra i temi immortali della letteratura è il rapporto dell’uomo con il desiderio, nel significato più estensivo della parola: carnale, spirituale, morale, pratico. Ognuno l’ha interpretato a suo modo, soddisfacendo chi un bisogno urgente di raccontare, chi canoni estetici; si è cimentato, con buoni risultati, anche il giovane Francesco D’Isa, laureato in Filosofia, è un autodidatta dell’arte visiva – ad oggi le sue opere sono esposte in tutto il mondo, a cui negli ultimi anni ha affiancato l’attività giornalistica.

In Ultimo piano (o porno totale), che non è la sua prima opera, D’Isa infatti si avvicina pericolosamente alla costruzione perfetta di una storia che dimostra che, alla fine, ogni desiderio è vano perché o è irraggiungibile o non è quel che sembra.

Il nostro lavoro è creare illusioni e guadagnarci denaro. C’è qualcosa di sporco in questo, le illusioni possono far male.

Il narratore di questa storia è Frank Spiegelmann, fondatore e proprietario della Perverse Angels, una società di Varsavia che fonda i suoi guadagni sull’industria pornografica; il palazzo è certamente unico nel suo genere, dal sapore ballardiano – anche se un esempio più recente è la società monopolizzata e totalizzante del Cerchio di Dave Eggers – nel suo fagocitare ogni classe sociale e offrirgli ogni necessità, in modo che nessuno debba uscire fuori dal palazzo:

[…] una copia piuttosto fedele (ma più alta) dell’Università Statale di Mosca, la più celebre delle “sette sorelle”, i colossi del classicismo socialista soprannominati dagli europei “le torte russe”. […] dopo aver seguito i dettami di una marziale semplicità, nel costruire questi edifici l’architetto (o chi lo comandava) sembrava aver cambiato parere, e, vinto da una nostalgia d’opulenza, aveva decorato le facciate con festoni di panna pietrificata. Quest’apparente contraddizione ben si adattava alla struttura che volli per l’interno: un percorso dalla miseria al lusso che si esemplificava negli stessi piani del palazzo, dal basso verso l’alto…

Ma il palazzo è solo un comprimario di Ultimo piano, che è piuttosto la storia del genio visionario Claude S., un talentuoso regista di film porno, e della sorella, anch’essa chiamata Claude, in arte (pornografica ovviamente: vizio e vezzo di famiglia) Eva. L’uomo (che in cuor suo si crede una sorta di Buddha del porno, votato alla liberazione della propria anima e di quella altrui) partorisce un’idea originale: elaborare il suo ultimo film, un porno totale che renda mistica l’esperienza della visione degli spettatori che ne subiranno anche effetti biologici.

Come una macchia d’olio, si espandono atmosfere cupe e situazioni sospese, mentre i protagonisti compiono un vero viaggio infernale, una discesa negli abissi del palazzo per non ritornare più ai fasti dei piani più alti: una metafora dell’esistenza, quando si fa complice di scelte sbagliate cui ci si ostina a non porre rimedio.

Le situazioni grottesche che D’Isa crea sono in qualche caso estreme e quindi poco credibili, e – in contrasto con le premesse di una copertina bellissima – non hanno la portata immaginifica delle illustrazioni d’impronta onirica, che sono psichedeliche e nei colori e nelle sensazioni.

Ultimo piano però non turba mai, perché non lancia riferimenti espliciti al porno, e questo rende sottile quell’eroticità mista a riflessione filosofica che contraddistingue, in maniera positiva, questa prova narrativa.

In un certo senso l’uomo percepiva la presenza delle cose attuali con troppa leggerezza – o a essere leggera era l’assenza delle cose scomparse, o entrambe, non saprei; fatto sta che faticava ogni giorno a mantenersi saldo al centro di se stesso e cedeva malvolentieri ai ricordi.

Con toni languidi ma concreti, Ultimo piano insegna dunque che non è difficile raggiungere l’obiettivo, ma liberarsi dalla condizione in cui si è.

È questo l’amaro scotto della vita.

Francesco D’Isa, Ultimo piano (o porno totale), 
pp. 208,
 Imprimatur, 2015

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