Restiamo così quando ve ne andate – Cristò

Restiamo così quando ve ne andateA quale inevitabile destino vanno incontro i desideri insoddisfatti?

La tesi di Cristò sta tutta dentro Restiamo così quando ve ne andate, il nuovo arrivato nella collana Sperimentali di casa TerraRossa Edizioni.

Francesco ne è il protagonista, un quarantenne sulla soglia di una depressione clinica.

Le sue giornate sono infatti scandite dall’indolente trascinarsi tra le frustranti casse del supermercato in cui ha trovato un impiego tramite le conoscenze del padre. Farebbe, o avrebbe voluto fare, il compositore, ma questa aspirazione resta tale, diventando nel tempo presenza ingombrante più che stimolo ad agire. Perché più grande è l’ambizione, più facile è abbandonarla.

Per Francesco non ci sono più dubbi: il fallimento è lì a tessere i vuoti emozionali della sua turpe esistenza.

Questa è una vita qualsiasi in una casa qualsiasi. Non fa bene e non fa male; questi fatti non sono buoni né cattivi. Qui le cose succedono e non c’è niente da fare.

Quello di Cristò non è però un altro Zeno Cosini da inserire nella lista degli inetti letterari: ne è, semmai, la normalizzazione del tipo.

La realtà di Francesco si compone sì di debolezze, spesso imbarazzanti, ma è anche un ricettacolo di ossessioni, impiegate come strumento di lotta contro l’inquietudine. E i suoi pensieri distruttivi rimbombano con meticolosità nella conduzione vuota dell’esistenza.

A definire questa ambiguità anomica è l’uso reiterato di hashish per obnubilare la coscienza, parcellizzare le conoscenze – dall’amante Monica al collega Donatello – e infine affidarsi alle paranoie, come se fossero l’unico strumento in grado di rivelare gli arcani vitali.

Ho l’impressione che le cose che mi accadono siano sempre gli altri a determinarle; anche ora che non penso più che ci sia qualcuno a scrivere la mia storia.

La casa, per questo motivo, diventa l’unico guscio in cui insinuarsi stancamente, frazionando il tempo in infinitesimali attimi di insoddisfazione.

Senza parodiarlo, Cristò analizza con precisione il rapporto ombelicale e irrisolto con il luogo abitato, un microcosmo che gode di appellativi precisi e rivelatori: dalla Stanza delle esperienze estatiche e ipnotiche alla Stanza del mondo orizzontale. La preferita di Francesco, ovviamente, è però la Stanza dei rimorsi, in cui contemplare il pianoforte – ma suonandolo senza convinzione.

A questa prospettiva frammentata si insinuano con discrezione, in un crescendo di pathos, le voci delle pareti di casa, che tutto vedono e tutto sanno. Sta nella scelta stilistica del dare loro una voce onniscente l’esito felice di una prosa dal rigore formale preciso, che pur riesce a spingere le possibilità narrative verso l’innovazione.

E convincere infine che no, non è il caso a governare le nostre esistenze. Ma le nostre scelte.

Cristò, Restiamo così quando ve ne andate, 
pp. 242,
 TerraRossa Edizioni, 2017

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