Due racconti – Lalla Romano

Due racconti - Lalla RomanoC’è una grazia intrinseca nella scrittura di Lalla Romano che pone le sue narrazioni fuori dal tempo, in un clima di sofisticata abnegazione alla letteratura.

È una sensazione rinnovata in Due racconti, l’ultimo titolo edito Lindau con un’introduzione firmata da Giovanni Tesio.

I racconti a cui fa riferimento il titolo sono Un caso di coscienza e Ho sognato l’Ospedale: si tratta di due narrazioni intimamente connesse, speculari nelle suggestioni tematiche da cui prendono le mosse, ma pur fedeli alla forma frammentata e densa che contraddistingue la prosa della Romano.

Mi piacque quando ancora non sapevo come l’avrei giudicata, e dopo, la mia impressione fu sempre quella. Ritrovavo in lei il fascino di qualcosa di rischioso e insieme nobile (indomito). Si può pensare che sia il riflesso di tutta la sua storia: vorrebbe soltanto dire che lei assomigliava alla sua storia.

Scandito da urgenze biografiche, Un caso di coscienza dipinge a chiare tinte un bieco avvenimento realmente accaduto in una scuola milanese negli Anni Cinquanta.

L’insegnante Mimma ne è la sventurata protagonista, vittima di non aver acconsentito a una trasfusione di sangue per il figlio, a causa di motivi religiosi. Una questione disciplinare da moderare prima in ambito scolastico e poi in sede di Magistratura.

A battere il tempo di questa storia quasi surreale – se non si tenesse conto del periodo in cui si svolge – è una sequela insidiosa di brevi capitoletti che ripercorrono l’affanno dell’imputata.

La voce narrante è però la scrittrice, all’epoca una collega di Mimma chiamata a esprimere il suo giudizio: l’occasione per osservare con ironia la fallibilità delle istituzioni, spesso mosse da credenze ottuse – al limite con il fanatismo – e l’arrogante bigottismo sociale a cui la scrittrice si distaccava con fare naïf.

Le notti dell’Ospedale sono plurime, fatte di notti successive, totalmente diverse, scandite a loro volta di tempi successivi diversi.

Ho sognato l’Ospedale si allontana dalle questioni pratiche della Storia messe in scena dal racconto che lo precede. Si concentra, piuttosto, sull’ingaggio di una lotta psicologica contro una permanenza coatta in ospedale, quel luogo immaginifico che si rende protagonista del Sogno.

I capitoli brevi costituiscono le sottotrame di un diario dal modello onirico: a rendere vivido il racconto è il procedere, ancora una volta, aforistico. Le scene di vita quotidiana scandite con perizia raccontano dell’ospedale come di un mondo altro, che vive di ferree regole impostate a misura di medici e non di pazienti.

E tuttavia questa non è mera cronaca: a infarcire il racconto sono pure note espressioniste, in grado di descrivere la portata umana di una situazione o di una persona con pochissimi tratti. Si prenda ad esempio l’infermiera: è descritta come una bambola goffa, e tanto basta a renderla reale nei suoi impacci quotidiani.

E benché il luogo lo consenta, non si indugia sulla morte, non si cantano scene di dolore: si è all’interno di una situazione quasi banale nella sua arrendevole normalità. Non c’è pornografia del trapasso, perché non occorre indugiare in questa vita predestinata.

Non mi aspetto gran penetrazione dai resoconti; e poi rifuggo dal «troppo umano». Le storie non mi interessano. Eppure so che solo le piccole storie esistono. La Storia non l’afferriamo. Io chiedo soltanto di contemplare in pace la bellezza del mondo.

Con una prosa sempre chirurgica, spesso vibrante, a volte persino lirica, Lalla Romano affresca scene etiche di grande umanità, immergendosi in una storia privata che lascia sullo sfondo i turbamenti della Storia.

E con puntualità nutre le immagini della sua memoria come occasione di contatto con il mondo, perché:

tutto accade per sempre e tutto qualche volta ritorna.

 

Lalla Romano, Due Racconti. Un caso di coscienza – Ho sognato l’Ospedale, 
pp. 120, Edizioni Lindau, 2017

Annunci