Il libro del mare – Morten Strøksnes

È uno temi fondanti della letteratura: il rapporto tra uomo e natura, in un’infinita lottaIl libro del mare sul limitare dei sentieri del Bene e del Male.

Cede al suo atavico fascino anche Morten Strøksnes, giornalista norvegese di cui Iperborea ha dato alle stampe Il libro del mare, mirabile ibrido tra narrativa, reportage e saggistica.

Il mare è l’origine. Onde dalla profonda notte ancestrale ci scorrono dentro, come echi di lievi sciacquii in un’inaccessibile grotta sull’acqua.

Quella che con toni delicati e puntuali delinea lo scrittore è la storia vera di una chiamata alle armi: quella del suo amico Hugo Aasjord, con l’ossessione di catturare lo squalo della Groenlandia.

Non un temibile animale acquatico qualsiasi, però: è il più grande carnivoro mai esistito sulla Terra – più di qualunque dinosauro, più di qualsivoglia capodoglio.

Non solo: oltre ad avere una carne tossica, è un predatore più sacro degli altri, essendo il vertebrato più longevo sulla Terra (l’età media segna la soglia dei 400 anni).

Va da sé che affrontare lo squalo groenlandese nel gelo dei fiordi (nello scenario delle Lofoten) in un misero gommone, con solo qualche centinaio di metri di lenza, potrebbe sembrare una scelta folle, e in effetti lo è; ma di certo questa consapevolezza non basta a fermare Morten e Hugo.

Ogni volta che lascio Oslo e vado a nord ho la sensazione di liberarmi: dall’entroterra, da formicai, da abeti, da fiumi, dalle acque dolci e dal gorgoglio delle paludi. Via, verso il mare, libero e infinito, ritmico e cullante, come i vecchi canti dell’epoca dei velieri, che risuonavano attraverso gli oceani fino a raggiungere i grandi porti del mondo: Marsiglia, Liverpool, Singapore o Montevideo, mentre tutti in coperta afferravano le cime per issare, bracciare o ammainare le vele.

Prima che per soddisfare la monomania dell’amico, Strøksnes accetta la sfida per ingaggiare una lotta con sé stesso, e riscoprire infine il legame con il mare, un’antica passione mai del tutto sopita.

Il viaggio diventa perciò l’occasione per esplorare la mitologia dell’oceano, delineando anche un ritratto preciso della Norvegia moderna, popolata da bislacchi personaggi, tutti collegati da quell’istinto marino impossibile da decifrare.

Nessuno ha mai detto che la vita negli abissi sia semplice o piacevole.

Ma se potessimo nuotare un po’ laggiù, al freddo e al buio, sarebbe come galleggiare alla deriva nello spazio, circondati da stelle scintillanti, forme di vita che mai potremmo inventarci.

L’inevitabile confronto con il gigante Melville ha, però, un esito felice: Strøksnes costruisce un testo sapientemente equilibrato tra prassi narrativa e divulgazione biologico-marina infarcita delle più interessanti curiosità. A collegare queste tradizioni letterarie spaiate è il sostrato folklorico, mai trattato come superficiale esibizionismo o come dileggio di tradizioni ormai superate.

Il libro del mare è per questo un misurato flusso di parole che prende le distanze dalla fascinazione tragica di storie à la Moby Dick, pur riuscendo a conservarne la statura ideologicamente riflessiva.

Ci sono più esseri umani che hanno visitato lo spazio di quanti abbiano esplorato gli abissi marini. Conosciamo meglio la superficie della luna, e perfino i laghi prosciugati di Marte. Laggiù, invece, la vita è come un sogno, di quelli da cui ci vuole molto a svegliarsi.

E così la ricerca, lunga un anno, si trasforma nell’occasione perfetta per rinverdire gli istinti primordiali, lì dove solo la natura estrema riesce a concretizzare. La rischiosa ricerca di forze più grandi di noi in realtà è pari al brancolamento nel buio dell’interiorità.

Qui calarsi nelle profondità di acque sconosciute, alla ricerca del linguaggio marino come trascrizione primordiale del nostro alfabeto, diventa il punto di osservazione del mare come insieme di molecole di atomi di idrogeno e ossigeno e, contemporaneamente, come scrigno del segreto dell’umanità.

Quando i filosofi vogliono sfidare le nostre percezioni, spesso chiedono: come possiamo essere sicuri di non essere soltanto un cervello in una vasca di liquido nutrito a impressioni del mondo? E la loro risposta il più delle volte è: non possiamo.

Attraverso quest’elaborata prova narrativa, Strøksnes mette in piedi la sua personale struttura di senso, consapevole di doverla perfezionare giorno dopo giorno dopo giorno. Magari organizzando una nuova battuta di pesca, oppure facendo solo una nuotata.

Anche se la verità è che:

Il mare se la cava bene senza di noi. Siamo noi che senza di lui non ce la caviamo.

E allora buona ricerca.

Morten Strøksnes, Il libro del mare, 
pp. 352,
 Iperborea, 2017

Annunci