Citizen – Claudia Rankine

CitizenQuanto al sicuro ci sentiamo nelle nostre case, in un opaco trascinamento dei giorni senza sfide, nella quiete delle crisi addomesticate?

Calati nell’ipocrisia della ricerca della felicità, come fosse una tappa prevedibilmente raggiungibile, meritoriamente agognabile?

Ciò che ti succede non ti appartiene, ti riguarda solo a metà. Non è tuo. Non solo tuo.

Stupisce quanto poca – anzi: nulla – logica risieda nel razzismo.

Non stupisce affatto, piuttosto, la rabbia della grande poetessa giamaicana Claudia Rankine, che in Citizen – Una lirica americana (appena edito da 66thand2nd) indaga il tema da dentro, con modalità tutte peculiari.

A quest’opera non è facile dare sembianze precise; si potrebbe addurre a Citizen il merito di raccogliere i momenti umilianti a cui ancora oggi sono costrette a subire le persone di colore in America, la più ipocritamente libera delle nazioni.

Citizen però non è solo una raccolta quieta di denuncia, o una lirica nel senso più accademico, né tantomeno un reportage; non ha le sembianze dell’autofiction e non ha un taglio documentaristico univoco: è invece un’ibrida prova letteraria che non vuole definizioni.

Anzi, che per sua natura è in lotta con le definizioni: come la migliore delle proteste jazz.

Il corpo ha memoria. Il carro del nostro organismo trascina molto più del suo peso. Il corpo è la soglia attraverso cui ogni chiamata dubbia penetra nella coscienza – tutta la nostra resilienza, per quanto risoluta, impassibile, imperturbabile, non cancella i momenti vissuti, anche se rimaniamo eternamente stupidi o tenacemente ottimisti, sempre pronti a stare al gioco, a farne parte, a starci in mezzo.

Rankine pone un’attenzione particolare alle ferite del corpo, veicolo di mutazioni interiori ben più importanti, e lo racconta attraverso le gesta di Serena Williams, la cui unica colpa è stata quella di essere campionessa di uno sport pensato per i bianchi: è proprio lei il simbolo incarnato della furia di chi subisce e ha perso tutte le forze.

Il suo è il corpo nero di chi è avvezzo alle ferite quotidiane:

e come qualsiasi ferita, la osservi lacerarsi lungo la sutura improvvisamente esposta.

Glenn Ligon, Untitled (Four Etchings), 1992

Glenn Ligon, Untitled (Four Etchings), 1992

Da qualche parte Buddha ha detto: “Quando mangi, quando cammini o viaggi, sii dove sei altrimenti mancherai la maggior parte della tua vita”.

La vittima di razzismo a cui viene vietato di mangiare, camminare o viaggiare come persona degna di farlo in libertà, rischia di essere troppo presente a sé stessa quando viene costantemente accusata della sua natura altra (ma da cosa, poi? E perché?), al punto tale da diventare lentamente nient’altro che un’appropriazione dell’indebita consapevolezza altrui.

Il rischio è quindi quello di perdersi nelle letture estranee, disconoscendo la propria natura. Non solo sulla pelle ma anche, ça va sans dire, dentro quell’animo sfregiato da colpe invisibili.

La verità è scomoda: ne siamo tutti colpevoli, perché la pigra società bianca fatica ad abbandonare quell’atroce, radicato sistema di pensieri.

Protagonista di Citizen è infatti un io inclusivo, un coro che sputa contro la razza inventata da chi supponeva una superiorità; e si scaglia contro un tu, quel lettore che viene chiamato in causa, perché letteratura è partecipazione a un dibattito culturale a cui è impossibile sottrarsi.

Questo testo che si assembla con una maglia di amarezze quotidiane, affronti dalla giustizia e immagini aggressive, colpisce forte la sensibilità di chi sa ascoltare, pur avendo un cuore fragile, a cui ognuno è chiamato ad averne cura.

Perché la rivoluzione parte dallo sguardo: basterebbe cominciare ad osservare le persone al di là del nostro riflesso, uscire da un’egonarcisistica sicurezza e condividere il peso del dolore.

Pare che questa sia l’epoca post-razziale, ma è davvero così?

È vero, siamo tutti citizen, cittadini del mondo: all’apparenza tutti uguali, ma c’è ancora qualcuno che, purtroppo, è più uguale degli altri.

Claudia Rankine, Citizen – Una lirica americana, 
pp. 160,
 66thand2nd, 2017

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