Inseparabile – Lalla Romano

Come si promuovono i classici ai tempi di Twitter? La scrittura di Lalla Romano si presta all’immediatezza dei social: in che modo?

Ne parlerò al Salone del libro di Torino lunedì 22 maggio alle 13,00 insieme a Diana D’ambrosio, Giovanni Tesio e Antonio Ria. Non mancare!


InseparabileUn bambino – vero figlio del secolo – denuncia la fatuità della crisi esistenziale di una coppia unita dal matrimonio: quella dei suoi genitori.

Con queste parole Lalla Romano presentava nel 1981 Inseparabile, il romanzo che chiude il dittico aperto da L’ospite, appena riedito da Edizioni Lindau.

La storia di epifanica abnegazione nei confronti del nipotino Emiliano, apertasi nel primo capitolo, trova qui un’ulteriore dimensione: la scrittrice, che ha già accettato il cambiamento dell’affettuosità, qui s’inerpica sulla strada della trasformazione sentimentale.

Sfondata l’aura quasi altera e distante che lo caratterizzava ne L’ospite, Emiliano adesso non è più un piccolo dio, pur avendo ancora un’aria enigmatica, che lo rendeva in qualche modo più che umano.

È più che umano, ad esempio, quando è motivo di disvelamento del passato della scrittrice: una sera, in cerca di papaveri notturni, è proprio lui a mostrarle il velluto nero di cui si compongono, retaggio di un ricordo che la donna da sola non riusciva a rievocare.

Qui Emiliano, infatti, è cresciuto, e con lui si evolve la storia di una famiglia in disgregazione, in più sensi: un lutto da una parte, un divorzio dall’altra.

In una storia divisa in tre parti, come tre movimenti complessi, intercorrono le vite di chi ruota attorno ad Emiliano, che è inseparabile proprio perché ricongiunge tutti gli elementi della famiglia.

E intanto io imparavo il valore del “narrare”, che sempre evito nel mio mestiere di scrivere, e certo deludo gli amatori di storie…

Con vicende “palesemente, quasi violentemente autobiografiche”, anche Inseparabile si rivela attraverso descrizioni fulminee per brevi capitoletti: sono i momenti, gli attimi di una vicenda che può essere resa solo da lasse narrative.

La Romano organizza un testo scandito solo dall’essenziale, non falsificando mai le memorie ma scarnificando l’esistenza in pochi, veri momenti risolutivi. L’eccesso di particolari si allontanerebbe, infatti, dalla poesia, avvicinandosi alla cronaca familiare, che pure lo è – ma è filtrata dai sentimenti. Senza scadere, però, nel sentimentalismo.

Una selezione dei fatti è resa infatti da una scrittura a tal punto tersa da poter essere intesa come vera responsabile degli eventi di cui narra. È in questa incisività che emergono i dati fondamentali della vita affettiva.

Nella notte penso: “Bisogna imparare a morire (a staccarsi dalle persone amate)”.

Inseparabile è, così, una dolente epigrafe dei sentimenti: una sorta di limite che segna la possibilità di essere felici.

A segnarlo su carta è una metafora del tempo che in qualche modo dilania gli affetti, a cui solo la memoria può (ri)trovare una dignità: la scelta oculata della Romano è, in fondo, non delle parole, ma dei sentimenti di cui le parole sono caricate.

In una narrazione in cui il silenzio riveste un ruolo essenziale, si può ben intendere Inseparabile come il romanzo delle relazioni umane.

Seguire le vicende e i segni di cui si compongono i momenti del narrato servono da monito: la vita deve essere sempre interpretata in chiave dilemmatica. Così come il libro, che infatti non ha un vero finale.

Ci sono segnali, premonizioni, delle tragedie? Ci sono: ma se non vengono colti? Anche nelle tragedie ricomposte (scritte), i segnali sono riconoscibili dopo. È vero che il riconoscimento, anche tardo, significa che erano stati oscuramente avvertiti, forse temuti e perciò dimenticati.

La scrittura è quindi salvezza dall’oblio, e contemporaneamente strumento apotropaico della tragedia, di cui l’essere umano è, inevitabilmente, inseparabile.

Lalla Romano, Inseparabile, pp. 224, Edizioni Lindau, 2017

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