SuperSorda! – Cece Bell

SuperSorda!Sulla copertina c’è una coniglietta in shorts e mantello da supereroe che vola su un cielo terso, indossando un curioso aggeggio con le cuffiette. Lì in alto c’è il titolo in bianco, che troneggia con un font da serie televisiva.

È il fresco di stampa Supersorda!, che porta la firma di Cece Bell e inaugura con dolcezza la nuova collana del Battello a Vapore, l’illustrata Vortici.

Mamma pensa che “speciale” voglia dire “bello” o “figo”. Magari! “Speciale” vuol dire “Non sei come me! Sei strano!”

Odio quella parola.

La storia di Cece racconta di una solitudine inflitta dalla diversità: ha solo quattro anni quando si ammala di meningite, una malattia che le porta via l’udito nella poco tecnologicamente avanzata atmosfera degli Anni Settanta.

Nonostante una famiglia tenace che non si lascia intimorire dalle spese mediche cercando disperate soluzioni per la bambina, lo stravolgimento è inarrestabile.

Non c’è mai, in questo racconto autobiografico lucido, un piagnisteo né un andamento edulcorato: raccontare una difficoltà, sembra suggerire la storia di Cece, significa spiegarne le dinamiche interne, i limiti della società e le difficoltà umorali di chi è incastrato in un gioco per adulti.

In prima mi sento sola all’inizio. Ovunque io sia mi sembra di essere in una bolla. Fissano tutti il mio apparecchio acustico. Me?

Addentrarsi, con delicatezza, tra i risvolti dolorosi dei ricordi della piccola favorisce – non solo per i dodicenni per cui è stata pensata la collana, ma per chiunque abbia la sensibilità adeguata – una dura riflessione sulla complessità della disuguaglianza in una società che ha decretato cosa è giusto e cosa, invece, non lo sia.

La diversità nel mondo dei bambini, si sa, è infatti ancora più drammatica: il confine con certe dinamiche da bullismo si fa più sottile. Ma Cece si difende con intelligenza, facendo del suo motivo di derisione un potente mezzo di autoaffermazione: l’orecchio fonico smette di essere quell’ingombrante scatoletta da nascondere sotto la salopette e si trasforma in accessorio per ascoltare tutto ciò che accade al di fuori della classe, rendendo i compagni partecipi di ogni spostamento della maestra.

Con buona pace dell’autocommiserazione e della rassegnazione che avrebbero dovuto contraddistinguerla.

I supereroi sono meravigliosi, ma sono anche diversi dagli altri. Ed essere diversi assomiglia molto ad essere soli. Con l’orecchio fonico ho il super udito. Senza non sento. Sono sorda?

Una storia genuina e commovente per la forza emotiva della sua protagonista, che quando si cala nei panni del narratore abbandona ogni velleità retorica e spiega, tassello dopo tassello, che i nostri limiti – siano essi fisici, o meno – possono essere attraversati da una viva coscienza e interpretati con la grazia di chi non si lascia sottomettere, senza però cedere alle lusinghe della prevaricazione.

E svela, stupendo con candore, che le differenze possono davvero diventare i nostri superpoteri. Basta volerlo.

Cece Bell, Supersorda!, 
pp. 256, Il Battello a Vapore, 2017

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