Intervista a Daniela Di Sora

danielaÈ uscito da un paio di settimane l’ultimo romanzo di Amélie Nothomb, la storia dalle tinte favolistiche Riccardin dal ciuffo, che vede per protagonisti Altea, una bambina di una bellezza disarmante con una nonna morbosamente attaccata ai gioielli e Deodato, un bambino dall’eccessiva bruttezza, ma che possiede “quella superiore forma di intelligenza che si potrebbe chiamare il senso dell’altro“. Condannato alla derisione, Deodato diventa tuttavia un uomo che non subisce la violenza della discriminazione:

Sono orribile, d’accordo. Ma io sono anche altro, sono colui che vede paesaggi meravigliosi nel suo cervello, colui che si rallegra della propria esistenza, colui che conosce l’intelligenza e la voluttà e che può essere infinitamente felice di questa stessa constatazione.

E poiché “alzarsi in volo era qualcosa che di necessità aveva a che fare con l’audacia”, Riccardin dal ciuffo insegna che l’uomo può imparare a volare pur non sapendo di riuscire a farlo e che la donna, non ponendo limiti al sublime, può riuscire ad accarezzare la felicità.

Una bella storia di sconfitta della solitudine: ne ho parlato con Daniela Di Sora, direttore editoriale di Voland, casa italiana della Nothomb.

1. Alla fine degli anni Novanta nasce la casa editrice Voland, il cui catalogo è ricco di numerose punte di diamante, da Cărtărescu a Gospodinov. Ma storicamente il nome che si rivela più legato alla casa editrice è quello di Amélie Nothomb, che – quasi come un paradosso – in realtà si pone al di là dei confini delle lingue slave. Con quali modalità è avvenuto il vostro incontro editoriale?

Mi sono innamorata di lei perché è un tale sfoggio di bravura, intelligenza, sottigliezza! In realtà ci ho messo un po’ prima di decidermi a fare un’offerta ad Albin Michel, la casa editrice francese che la pubblicava, perché fino a quel momento avevamo pubblicato quasi solo slavi. C’era stato in effetti un avvicinamento alle pubblicazioni non slave – ma che in realtà parlavano di cultura slava – quindi un titolo a firma belga era fuori della mia visione editoriale. E quando mi sono decisa, Amélie nel frattempo aveva pubblicato quattro libri così li ho comprati tutti . Il resto è storia.

riccardinnothomb2. Riccardin dal ciuffo segue Barbablù nel nuovo percorso favolistico intrapreso dalla scrittrice belga: a suo avviso questo aiuterà i fedeli nothombiani ad allargare lo scenario narrativo proposto dalla scrittrice, o invece può rivelarsi un modo per richiamare l’attenzione di nuovi lettori?

In realtà Amélie aveva già scritto un’altra fiaba, cioè Attentato (del 1997, arrivato in Italia nel 1999), ed era una rivisitazione della Bella e la Bestia. Si può quindi dire che iltema della favola è sempre stato in qualche modo presente nella produzione nothombiana; certo è che questi due testi a cui fai riferimento hanno già nel titolo un richiamo immediato al mondo delle fiabe. Non so se serviranno ad allargare il pubblico dei lettori, ma in quanto favole intelligenti potrebbero effettivamente allargare la cerchia. Sicuramente mi interessa tenere d’occhio i lettori della sua autobiografia, come Né di Eva né di Adamo oppure Acido solforico. Credo che fantasia e autobiografia siano gli elementi imprescindibili della sua prosa: impossibile sceglierne solo uno.

3. Tutte le riscritture in chiave favolistica rischiano di risolversi entro triti schemi narrativi o di cadere in chiari stereotipi, ma Riccardin dal ciuffo si allontana dall’uniformità piatta della favola come genere narrativo e la plasma per lanciare un messaggio, ben coerente con il corpus nothombiano. L’editrice sa se c’è già nei piani futuri della scrittrice una prosecuzione di questi temi?

Devo confessare che nessuno potrebbe riuscire a parlare dei prossimi libri di Amélie con la scrittrice: è già impossibile parlare dei libri che ha scartato negli anni passati, figurarsi dei suoi progetti futuri! Amélie non dà mai nessuna informazione: io aspetto pazientemente che al bel Michel arrivi il nuovo manoscritto all’incirca tra Febbraio e Marzo – si tratta del libro che poi in Francia uscirà a fine agosto/inizio settembre. Solo in quel momento si saprà di cosa parlerà il nuovo libro. Probabilmente non sa neanche Amélie quale sarà il suo prossimo libro, perché lei scrive tre/quattro romanzi l’anno in contemporanea ma non sa mai con certezza quale sceglierà tra quelli compiuti, quindi è una sorpresa per tutti, in qualche modo persino per lei.

4. Se potesse chiedere alla Nothomb di narrare una storia, quale sarebbe?

Forse una storia slava, una bella fiaba slava. Oddio, non ci ho mai pensato: ci rifletto e glielo chiedo!

Annunci