Intervista a Paola Quarantelli: Wendell Berry, il mestiere editoriale, il futuro di Lindau

Quale percorso porta alla pubblicazione di un libro come La memoria di Old Jack? Ne ho parlato con Paola Quarantelli, caporedattrice di Edizioni Lindau, che ha svelato qualche dietro le quinte della pubblicazione di Old Jack e ha parlato del futuro della casa editrice. E il focus sul lavoro editoriale non termina qui: Librofilia e Voglio scrivere di te pubblicheranno nel corso della settimana la loro intervista a Vincenzo Perna, traduttore ufficiale del caro vecchio Berry.

lindau-logo-web

  1. Prima di entrare nel merito de La memoria di Old Jack mi piacerebbe sapere qual è il tuo ruolo in Lindau e quale è stato il tuo percorso professionale.

Comincio dall’inizio, ripercorrendo le tappe principali della mia vita. Dopo il liceo classico, ho frequentato l’università di Torino (Lettere Classiche) e mi sono laureata in Archeologia orientale. Ho poi subito cominciato a lavorare in casa editrice, nella quale peraltro avevo già compiuto qualche collaborazione di tipo vario attorno a libri e riviste. Mi sono in seguito presa una lunga pausa per la nascita dei miei due figli prima di riprendere a lavorare, sempre nell’ambito della redazione. Negli ultimi anni svolgo il ruolo di caporedattrice, anche se in Lindau capita di seguire più cose e ogni redattore lavora in totale autonomia, senza che vi sia una gerarchizzazione rigorosa o qualche specializzazione nel tipo di lavoro svolto. Oltre alla laurea in archeologia e a studi musicali in conservatorio, che in qualche modo mi hanno formato anche per il lavoro che svolgo, studio da sempre e pratico alcune lingue straniere (amandone anche le loro culture). Mi piace mettermi nei panni di altri, nelle loro vite, entrare nel loro modo di pensare e vedere le cose, anche per capire meglio chi sono e chi voglio diventare. Infine qualche anno fa, per conoscere meglio il punto di vista dei miei interlocutori (i traduttori) ho seguito un master postuniversitario in traduzione letteraria molto interessante e formativo. Mi ha davvero impegnato moltissimo, ma mi è anche servito moltissimo.

  1. Wendell Berry è un autore americano per certi versi atipico: pacifismo ed ecologia stanno alla base della sua ricerca narrativa, e non dev’essere stato semplice decidere di proporlo ai lettori italiani, più abituati a narrazioni più classiche. In che modo avete operato questa scelta? Quali motivazioni vi hanno spinto a investire su di lui?

La scelta di un titolo e di un autore in una casa editrice è il punto d’arrivo di tante strade parallele e/o convergenti, alcune antiche e altre nuovissime. Visto che il nostro catalogo, e le sue collane e marchi, si arricchisce di circa cento libri l’anno, la ricerca è costante e reagisce a qualunque spunto e stimolo interessante. Gli autori offrono spesso le chiavi per aprire nuove porte e ascoltare nuove voci. Può essere un riferimento nei testi, un rimando ad autori od opere che hanno frequentato, ma anche quello che ci raccontano durante i “lavori in corso” attorno al loro volume. Nel caso di Berry, siamo stati indirizzati proprio da alcuni nostri amici autori e traduttori storici, che lo conoscevano e lo amavano molto. Lo abbiamo studiato un po’, apprezzandone l’originalità e la ricchezza. Il padre di Port William è quello che potremmo definire un personaggio a tutto tondo, che ha elaborato una riflessione sul mondo e sull’Uomo con pari maestria nelle poesie, nei romanzi e nei saggi. Come forse pochi possono dire di saper fare.

Anche i lettori stessi sono per noi un importante punto di riferimento. I nostri naturalmente ma soprattutto chi in generale compra libri. Cosa comprano? cosa continuano a comprare? quali desideri e interessi dimostrano? cosa potrebbe piacere e interessare loro, ma anche cosa non c’è ancora nel panorama dell’offerta editoriale e potrebbero accogliere nel loro universo? Cosa potrebbe costituire una voce fuori dal coro e movimentare uno scenario troppo monotono? Ecco, per noi quella di Berry è una voce che i lettori italiani dovevano conoscere, una voce intensa, con una forte identità di contenuti e stile.

  1. È appena uscito La memoria di Old Jack, che cronologicamente è precedente alle altre opere dell’autore da voi già pubblicate. Il libro tuttavia si pone in maniera diversa: la coralità della narrazione passa in secondo piano, pur essendo sempre presente la distinta identità di Port William, e Berry si abbandona a un certo lirismo che di per sé esula dal mondo contadino – e che in qualche modo si allontana da altri titoli, come Hannah Coulter o Jayber Crow. Quali ragioni si celano dietro questa scelta temporale?

lamemoriadioldjack_coverLa serie di Port William è nata dalla penna di Berry a partire dagli anni ’70 ed è via via cresciuta in romanzi ma anche in aggiornamenti e revisioni. Per esempio La memoria di Old Jack è uscito nella prima edizione nel 1977 ma ha ricevuto una revisione nel 1999, che è quella sulla quale abbiamo lavorato.

Inoltre, a differenza di altre “imprese” letterarie in più volumi, le puntate della saga che si sono susseguite presentano una grande autonomia nelle storie come nello stile narrativo. Nessuna di esse dipende in modo stretto da altre né può essere considerata un vero seguito. Noi finora abbiamo presentato Jayber Crow, Hannan Coulter, Un posto al mondo e La memoria di Old Jack, ma a parte i personaggi che ricorrono in questi volumi, tutti quanti presentano stili narrativi e punti di vista molto ben differenziati e originali.

A me non pare che in qualche modo si senta che non abbiamo seguito l’ordine cronologico di pubblicazione e il lettore “ne patisca”. Non credo che nessun lettore, neppure quello che li abbia letti uno dopo l’altro, possa essere infastidito. Ognuno dei volumi è un po’ a sé, in tutti i sensi. La scelta alla fine non ha proprio tenuto conto dell’ordine di pubblicazione, ma forse quasi di una “urgenza”. Abbiamo “sentito” che Jayber doveva essere il primo e poi abbiamo scelto via via gli altri.

  1. Il lavoro di redazione non è mai semplice, quando poi si tratta di una revisione di una traduzione la complessità certamente aumenta: ho trovato molto elegante il lavoro del traduttore Vincenzo Perna, ufficialmente la voce italiana di Berry. Come avete organizzato il lavoro raggiungendo questo equilibrio vincente?

Vincenzo è un amico oltre che un interlocutore nel lavoro editoriale e questo aiuta. Con lui ho seguito il master in traduzione letteraria e da allora tra noi ci sono una forte stima e il vero piacere di collaborare per testi di qualità e interesse. Lui peraltro è veramente bravissimo nel maneggiare parole e frasi: la qualità della scrittura di Berry aveva più che mai bisogno di trovare chi sapesse cogliere e rendere in italiano la ricchezza di pensiero, sentimenti, emozioni e le bellissime descrizioni del piccolo grande mondo di Port William.

Oltre a ciò, Vincenzo è anche, proprio come me, pronto a tutto pur di fare un buon lavoro. Per tutti i libri abbiamo lavorato senza limiti d’orario, continuando a limare fino a due minuti prima di andare in stampa. Il tempo per ciascun libro non è mai molto, ma quelli di Berry sono stati davvero lavori molto intensi.

  1. Wendell Berry, il narratore che si fa uomo. Dev’essere senz’altro interessante fare una bella chiacchierata con lui: hai mai avuto modo di incontrarlo di persona?

Purtroppo no. Abbiamo anche cercato di farlo venire in Italia. Che tempo che fa e Fahrenheit volevano averlo in trasmissione la primavera scorsa, ma lui proprio non se l’è sentita di fare un viaggio così lungo per venire nella vecchia Europa. Peraltro lui è già stato in Italia almeno due volte. Devo dire che il lavoro sui suoi volumi è stato così intenso e l’ho amato a tal punto che mi pare quasi di conoscerlo. Non è infrequente che un traduttore e in second’ordine un revisore conoscano così bene un testo da cogliere pieghe ed echi che l’autore medesimo non sapeva neppure di avere messo nei suoi testi. Forse, come spesso succede con tutto quello che si ama molto, non mi dispiace neppure l’idea di conservare intatte le emozioni che i suoi testi mi hanno regalato, senza metterli a confronto con la realtà di luoghi veri e del loro autore.

  1. Avete già in programma un altro suo titolo? E, più in generale, cosa ci aspetteremo da Lindau nella prossima stagione?

In effetti abbiamo già deciso quale sarà il nuovo romanzo della saga, ma la lavorazione non è ancora partita. La primavera di Lindau è molto ricca e variegata. Devo dire che dal mio punto di vista, che è quello di portare alla stampa tutti questi preziosissimi testi, i mesi fra marzo e giugno e dell’autunno sono davvero infernali. Come sapete Lindau percorre da tempo diverse strade: fra queste il cinema per il quale è molto nota, la spiritualità e la narrativa. In questi ambiti di sicuro stiamo preparando novità molto interessanti. Una nuova collana per esempio sarà dedicata all’Oriente, con testi che indagano le sue varie componenti culturali e filosofiche. Per “Senza frontiere”, la nostra collana di “narrazioni”, molto curioso è un testo irlandese, previsto per maggio, Parole nella polvere, tutto giocato su un interrotto e vivacissimo dialogo fra i membri di una comunità rurale degli anni ’40, che però abitano… nel locale cimitero. Ecco che sotto il verde manto erboso, come se nulla fosse cambiato, discussioni, racconti, rivalità e amicizie continuano e si sviluppano, alimentati dalle notizie che portano via via i nuovi arrivati. Un testo molto particolare che non dovrebbe deludere i nostri lettori più curiosi.

Annunci