Mostri che ridono – Denis Johnson

Avete presente quegli autori acclamati in patria, spesso vincitori di premi prestigiosi, ma che in Italia vengono accolti tiepidamente?

mostricheridono_coverAppartiene a questa schiera anche Denis Johnson, poeta e narratore multigenere, nel 2007 vincitore del National Book Award con Albero di fumo. È appena ritornato in Italia presso Einaudi con Mostri che ridono nell’ottima traduzione di Silvia Pareschi, e sta finalmente riuscendo a catturare l’attenzione che merita.

Un uomo in abito scuro e cravatta disse: “Benvenuto in Sierra Leone, Mr. Naylor”.

Roland, un uomo intransigente a capo di un’agenzia di intelligence, sbarca in Sierra Leone per assistere al matrimonio della sua vecchia conoscenza Michael Adriko, un enigmatico soldato ugandese. Questi è in realtà in fuga dall’esercito americano, da cui ha disertato, e costringe l’amico e la futura moglie Davidia a un rocambolesco viaggio nella bollente e affamata Africa nera, senza svelare ai suoi compagni i suoi coinvolgimenti in un infido traffico d’uranio.

Molti sorvegliano, nessuno vede.

Una spy-story dall’apparente taglio classico si fonde efficientemente con il tema del post-colonialismo e prende presto le tinte di una raffinata esecuzione musicale al ritmo dei febbricitanti giochi di potere.

Gli intrighi irrisolti, lo spionaggio sotterraneo, il caos burocratico, la politica annacquata nell’indifferenza costituiscono il sottobosco di un’Africa dal cielo scurissimo e senza neanche una stella ad illuminare il cammino. Ogni informazione che Johnson dissemina nel corso impervio della narrazione si sgretola all’improvviso e si apre, come fosse una matrioska di porcellana, celando una nuova verità. Salvo poi procedere con nuovi disvelamenti, abbandonando e ritornando all’inseguimento primordiale dell’onestà.

La vita che fai, le persone con cui tratti. Cosa credi che siano, orsacchiotti affettuosi?

Nell’Africa di Johnson infatti non si scherza, neanche per sbaglio.

E se i citati mostri che ridono apparentemente sono solo il nome di una catena montuosa locale, le realtà allucinanti e allucinatorie cui l’estemporaneo trio è costretto a vivere sono esse stesse l’incarnazione degli aspetti meno umani dell’uomo: dalla brutalità all’arroganza, passando per l’onerosa perdita dell’innocenza.

Deformità anch’esse, spesso sogghignanti.

Guardai l’oceano gonfiarsi e ritirarsi e lo ascoltai sospirare.

In un andamento narrativo psicotico, in cui nemmeno per un momento è concesso fidarsi della voce narrante, questo sospetto perenne plasma con estrema precisione i contorni di un’anarchia morale e assiste alla frantumazione del mondo al brillante e cocente suono delle risate di questi mostri dell’etica politica e sociale.

Con serrata ostilità Johnson mette in scena la storia di uno sradicamento culturale e affettivo, e con un peculiare – quanto controverso – ritmo concitato svela l’ultima delle verità: in questo mondo chi esita muore.

Denis Johnson, Mostri che ridono, 
pp. 232,
 Einaudi, 2016

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