La vita con Mr. Dangerous – Paul Hornschemeier

la-vita-con-mr-dangerous_copertinaLa vita con Mr. Dangerous: fin dal titolo questo bel graphic novel cartonato, appena edito da Tunué in un’elegante traduzione di Mario Capello, ribalta le premesse (e le promesse) iniziali.

Infatti la storia di Amy non è, come sembrerebbe di primo acchito, quella di un’appassionata love story lunga tutta la vita con un misterioso Mr. Pericolo: in effetti, basta spostare lo sguardo dal titolo al resto della copertina – realizzata in esclusiva da Paul Hornschemeier per l’edizione italiana – per individuare il volto malinconico di una ragazza dallo sguardo vuoto, seduta su un anonimo letto come fosse un sacco abbandonato, in compagnia di un gatto che non le degna nemmeno attenzione.

Sfogliando le prime pagine, poi, ci si rende subito conto che Amy è una donna tutt’altro che felice. Non basta, infatti, avere una precaria indipendenza economica per essere pienamente realizzati: quando la situazione sentimentale è pari allo zero e l’unica compagnia, oltre a un gatto poco cordiale che risponde al nome di Mr. Moritz, è un cartone animato (quel Mr. Dangerous del titolo) dai toni comici e surreali, Amy capisce di vivere a 26 anni una seconda, destabilizzante adolescenza dila-vita-con-mr-dangerous_dettaglio1 cui doversi liberare definitivamente.

Sentirsi infinitamente piccoli di fronte alle stelle, guidare in città nel cuore della notte in cerca di un gelato, infliggendosi colpe inesistenti, chiedendosi con tono affranto «Ma che problema ho?»: sono queste alcune delle forme d’ansia che attanagliano il cuore di Amy, e che la rendono abulica nei confronti della vita in maniera spesso disarmante.


Ma che problema ha Amy, in fondo? La risposta, probabilmente, non arriverà mai: forse perché non c’è nessun problema, forse perché vivere incompleti non è sbagliato, è naturale.

Oh! Sono andata a pranzo con mia madre, oggi. Le ho chiesto cosa voleva fare da giovane e ha evitato il discorso! Vuole sempre che parliamo, ma alla fine non mi dice mai nulla.

Le telefonate serali con la madre basate sul vuoto cosmico, gli attacchi di panico in un autobus pieno di gente sudaticcia, la poca presenza del migliore
amico in viaggio di lavoro, la non-comunicazione col mondo circostante, la violenza della maleducazione e dell’ignoranza affrontata quotidianamente, le assurde scorpacciate di un cartone che restituisce solo un intrattenimento momentaneo, la precarietà sentimentale che più del resto corrode ogni buona intenzione: quella di Amy è dichiaratamente una vita non vissuta, ma subita.

Questo suo tipico e costante specchiarsi nell’horror vacui altro non è, d’altronde, che il ritratto di una generazione franta e disorientata: Amy è ognuno di noi, in quel suo incedere simmetrico sfiorando il precipizio, quando il rapporto con gli altri diventa un’estensione del proprio monologo privato, intriso di apatia e avvilimento.

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Questa irresolutezza d’animo è resa in una storia che non ambisce al pietismo, ma proietta al lettore un certo realismo dei dettagli, sfiorati dai tagli di luce caravaggeschi provenienti dalla tv che manda in onda Mr. Dangerous in loop e che è, purtroppo, la rappresentazione più veritiera della voce generazionale di questi giovani che vivono col senso di oppressione dell’animo e con la paura della disintegrazione del futuro.

Con una visione d’insieme dal gusto cinematografico, Hornschemeier racconta con semplicità persuadente la storia di una donna vittima della sua stessa apatia ma finalmente capace di uscire dal vicolo cieco entro cui si lei stessa si era incarcerata, alla scoperta di una vita là fuori nel mondo, lontano dalle obnubilanti pratiche quotidiane che l’avevano inscritta in circoli viziosi sedotti dalla solitudine.

Perché sentirsi a casa, molto spesso, significa solamente scegliere la persona giusta.

 

Paul Hornschemeier, La vita con Mr. Dangerous, 
pp. 160,
 Tunué, 2016

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