Rughe – Paco Roca

Rughe_copertina

Cosa racconta di sé un volto senza rughe?

La superficie liscia di uno sguardo rende vuoto qualsiasi sentimento: un volto privo di piccoli solchi è, infatti, solo un dispaccio del nulla.

Dicono che quando ti guardi nello specchio e cominci ad assomigliare a tuo padre ti stai facendo grande.

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Emilio è un ex direttore di banca affetto da un principio di morbo di Alzheimer ed è per l’impossibilità di prendersi cura di lui che il figlio decide di trasferirlo in una residenza per la terza età: un luogo sterile e impietoso per portare a compimento l’esistenza, eppure Emilio si integra facilmente all’interno di stanze asettiche che col tempo diventano note e, seppur con qualche remora, accoglienti.

rughe_orient_expressCon animo bonario e sorriso sempre in mostra, Emilio conosce presto tutta la briosa combriccola della residenza: la paffuta Antonia, che sottrae giornalmente tutto il burro dalle tavolate, il cleptomane compagno di stanza Miguel, l’amabile Dolores che resta sempre a fianco del marito Modesto, affetto anche lui da Alzheimer, ma ad uno stadio più avanzato rispetto ad Emilio, e la malinconica signora Rosario, che trascorre il resto dei suoi giorni osservando fuori dalla finestra e credendo di viaggiare sull’Orient Express in direzione Istanbul.

È questo lo scenario con cui si apre il fumetto che ha commosso un’intera generazione: Rughe di Paco Roca, vincitore di diversi premi (Miglior fumetto spagnolo per il Diaro de Avisos di Tenerife, Miglior opera lunga per il Gran Giunigi, Premio nazionale di Spagna al Miglior fumetto 2008) ed edito in Italia da Tunué qualche anno fa, ormai giunto all’ennesima ristampa.

La lotta intestina contro la malattia e la noia della quotidianità senile sono i temi portati con coraggio al centro di un racconto che procede per piccoli episodi simbolici, e che restituisce con efficacia il disagio della perdita di lucidità dei piccoli gesti e delle memorie, elementi che rendono l’uomo ben più di un semplice pezzo di carne.

A Roca piace infatti oscillare tra le distanze dell’esistenza, mettendo alla prova il giogo deirughe7 ricordi attraverso la loro eclissi e, per questo, disarma per la dolce nostalgia rievocata in una narrazione di delicata umanità. A questa, tuttavia, non si sottrae un certo umorismo sul disorientamento della malattia – che mina la parte più personale dell’esistenza, quella dei ricordi appunto: anche l’umorismo è però reso attraverso una luce di autentica e affettuosa commozione, e il racconto acquista infine l’amara consapevolezza che la battaglia contro la malattia è senza armi, ma pur lodevole.

Nuances vibranti – ma in modo discreto – e tratti leggeri accompagnano questa narrazione forte, riportando tra le pagine un’impronta di freschezza nel piglio solidale di questo fumetto che doverosamente è già un classico della narrazione per immagini.

La vecchiaia non è più un orco cattivo da cui trarsi in salvo: ad ogni ruga che campeggia sul volto c’è un’emozione che l’ha generata, e bisogna portare in giro con orgoglio, fino alla fine, questo breviario sentimentale che è la nostra vita.

Paco Roca, Rughe, pp. 104, Tunué, 2008

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