Rondini per formiche – Giorgio Ghiotti

rondini-per-formicheÈ fatto ormai noto che gli esordi di casa nottetempo sono sinonimo di qualità: Ginevra Lamberti e Gabriele Di Fronzo sono solo due tra i meritevoli autori scoperti dalla casa editrice romana; ad arricchire questa squadra d’eccezione è giunto Giorgio Ghiotti con Rondini per formiche, giovanissimo – anch’egli, come la Incretolli per Tunué, classe ’94 – eppure già paroliere esperto, al punto da aver già dato alle stampe un paio di raccolte poetiche e una precedente raccolta di racconti, Dio giocava a pallone, sempre per nottetempo.

Finalista al Campiello giovani 2011 e 2012 e vincitore del Campiello Giovani nel Lazio, Ghiotti ha evidentemente avuto da sempre la predisposizione per una scrittura encomiabile, e la sua ultima prova ne segna la sua maturità espressiva.

Certe volte mi sembra che in casa da quando siamo nati io e mia sorella tutto abbia iniziato a cadere.

A Rora Laziale vivono Tommaso e Nicole, due fratelli nati in una famiglia in ombra e, proprio per questo motivo, legati da una simbiosi invidiabile e in qualche modo catartica.

Tratteggiati con tocchi espressionisti ma senza sterili virtuosismi della penna, Tommaso e Nicole appaiono al lettore come due spaesati naviganti del mondo, alla deriva dopo il naufragio del matrimonio di Anita e Alfonso: una madre persa all’interno di una follia tenue ma ereditata, e perciò inevitabile, e un padre assente per scelta, forse per codardia, forse per meschinità. O forse per il gusto sadico di mettere alla prova Anita, una donna che:

ha creduto a lungo che attraverso il dolore avrebbe raggiunto l’estasi, non poteva fare a meno di sacrificarsi per gli altri […] e sorrideva perché magari anche lei sarebbe diventata una santa con un altare e ori e lumi accesi e preghiere, altrimenti a cosa serviva tutto il dolore per il marito sempre lontano e per i gli con la testa piena di quelle storie assurde? 

Solo che le parole le puoi cancellare, ripeteva sempre nonna Lorenza, quello che significano no.

E nonostante le fantasie martirizzanti, Anita non si lascia sedurre dal mondo della letteratura, se non altro più concreto di un Paradiso di cui non si hanno prove, al contrario dei figli, che per salvarsi dall’asfittica realtà si immergono in storie recuperate in libri vecchi; ma subiscono il veto della madre, tacciati di perdere tempo dietro a sogni, come se barattassero, appunto, rondini per formiche.

Tanto il mondo se si può si vede, se no s’inventa: è la conclusione cui giunge Tommaso, ancorato per scelta a storie che lo salvano dalle brutture della vita, anche da quel dolore sotterraneo che sembra l’anatema di famiglia.

Tornato a casa dissi a Nicole: non ci si deve aspettare mai niente, se si vuole essere felici.

Se c’è una costante nella vita dei due fratelli è, dunque, un dolore indicibile, quel senso di sconfitta che regola le loro vite e li costringe ad affrontare la realtà con pratica disillusione e con la consapevolezza di non sapere donare felicità agli altri, per via di quella mancanza di coraggio di cui si fa portavoce Tommaso, un ragazzo che si difende dalla vita con la meraviglia della poesia e della narrativa ma è pur capace di uscire dal suo immaginario e rassegnarsi all’incontenibile dilagarsi dell’insoddisfazione.

Se una retta che taglia due rette determina dallo stesso lato angoli interni minori di due angoli retti, prolungando le due rette esse si incontreranno dalla parte dove i due angoli sono minori di due retti. Il teorema l’avevo imparato a scuola, mandandolo a memoria senza capirne il senso. Però mi affascinava l’idea che, per incontrarsi, qualcuno ci deve tagliare, e non senza dolore, perché è più facile riconoscersi da una stessa ferita.

Anche le rondini volano basse quando sono tristi.

Con una scrittura autentica e laconica, Ghiotti porta sulla scena la corrosione sentimentale di un ragazzo che subisce gli eventi storici e personali trasformandoli in narrazione: è evidente il rapporto con il tema della memoria, sia storica sia affettiva, che si fa pragmatica voce narrante di una storia dal sapore universale.

Il sostrato della struttura del romanzo è costruito infatti in modo da poter drammatizzare un’esperienza umana che, narrata come se fosse una favola, è per questo imbastita soprattutto dell’archetipo della famiglia: in generale, si sa, non tutti gli esiti delle fiabe sono felici.

Del Ghiotti poeta avevo già accennato, ma è forte il nume tutelare di Amelia Rosselli fin dal titolo, mentre sparsi per il romanzo si trovano presenze poetiche di Giorgio Manganelli, Patrizia Cavalli e Marina Cvetaeva, oltre a una chiara struttura metaforica tipica della poesia.

Così come tipicamente poetico è quel versificare in prosa di un Ghiotti costruttore di strati di senso che non possono apparire tutti ad una prima, unica lettura.

Rondini per formiche offre dunque chiavi di lettura e modi d’interpretazioni molteplici, ed è – tra le altre cose – una pura dichiarazione che l’adolescenza non è l’età più difficile, ma porta con sé (come ogni tappa della vita) quel senso di crudeltà e ineluttabilità che rende complicato ogni singolo respiro.

Giorgio Ghiotti, Rondini per formiche, pp. 144, Nottetempo, 2016

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