Intervista a Giuliano Pesce

GiulianoPesceGiuliano Pesce è un giovane scrittore esordiente che qualche settimana fa ha consegnato alle stampe Io e Henry, di cui ho parlato qui. Ho fatto una chiacchierata con lui, e tra una riflessione sull’editoria italiana e una sbirciata ai libri che hanno forgiato la sua penna, ecco cosa è emerso.

  1. Prima di addentrarci nei meandri di Io e Henry, mi piacerebbe sapere chi è Giuliano Pesce, quali libri ti hanno formato, qual è il tuo ideale di letteratura.

Da sempre sono stato un lettore onnivoro. All’asilo adoravo i libri di fiabe e i fumetti come Zagor, o il Grande Blek. Da lì in poi, ho letto praticamente di tutto. Da Proust a Wolverine: se la storia è buona, io la divoro.

  1. Nonostante la tua giovane età, Io e Henry non è la tua opera d’esordio: nel 2011 infatti è stato pubblicato La parziale indifferenza, per Il foglio letterario. Quale percorso hai affrontato per raggiungere questi traguardi?

Pubblicare per un piccolo editore come il Foglio Letterario è un’esperienza molto diversa rispetto a Marcos y Marcos. E’ tutto molto più casereccio. Ma non smetterò mai di ringraziare un editore come Gordiano Lupi, che ha avuto il coraggio di finanziare di tasca propria il mio primo romanzo, anche se avevo appena vent’anni.

Per riuscire a pubblicare esiste un solo modo: leggere, leggere, leggere; scrivere, scrivere, scrivere. Non bisogna mai essere indulgenti con se stessi. Servono pazienza e abnegazione. E una buona conoscenza del panorama editoriale: quale editore può essere davvero interessato al mio romanzo?

  1. Dopo una laurea in Lettere moderne, hai conseguito un Master in Editoria: la posizione privilegiata di insider ti permette di avere una visione d’insieme della realtà editoriale italiana. Come la trovi? Quale futuro prevedi la aspetti?

Come dicevo, avere un quadro completo del panorama editoriale è importante. Se poi chiedi la mia opinione personale, è che l’editoria è un po’ ingolfata. Si pubblicano troppi libri; e molti non vengono quasi letti. Bisogna avere il coraggio di pubblicare meno libri, più selezionati, e più curati. E dare il tempo al libro di vivere, di essere esposto in libreria per un tempo più lungo, di essere letto e amato dal lettore.

Ma forse la mia è una visione troppo romantica e poco industriale, chissà…

  1. Passando a Io e Henry, ho trovato piacevole questo tipo di narrazione percorsa da immagini pop, che attingono a piene mani dalla cultura popolare: ciò emerge dalle trame di un linguaggio colloquiale, al limite del citazionismo. Come sei riuscito ad orchestrare una materia del genere?

Io-e-Henry_copertinaMettere tutto insieme non è stato facile. Ma scrivere non lo è mai. Bisogna continuare a lavorare, riscrivere, limare. La buona scrittura è come la buona cucina: ci vuole molto più tempo a preparare il piatto che a mangiarlo.

  1. Fin dal titolo del tuo romanzo appare chiara la questione centrale del testo: la dualità dell’essere (e dell’apparire), intralciata tra l’altro dall’uso improprio – e personalissimo – della comunicazione – che infine sembra risultare fine a sé stessa. Il mondo può essere davvero ridotto a una dicotomia?

Cosa siano il mondo, e la vita, bisogna sempre chiederselo. Anche se non si riesce a trovare una risposta. Di sicuro, quello che volevo dire nel libro è che oggi, prima di poter osservare il mondo, bisogna passare attraverso uno strato di parole, immagini e suoni senza precedenti. E per scavare in mezzo a tutto questo, in cerca della verità, non si può essere degli sprovveduti, o si rischia di rimanere intrappolati in un marasma di voci senza significato.

  1. Non solo filosofia, ma anche storia d’amore e, soprattutto, divertissement letterario: sembra che la tua scrittura voglia continuamente ribaltare lo sguardo di chi si accomoda per leggere una storia, e ne trova sempre una diversa tutte le volte che volta pagina. Una misura apparentemente così estrema reca in sé un messaggio?

Io volevo scrivere un libro divertente. Che divertisse soprattutto me, mentre lo scrivevo. Poi, ovviamente, mi piace pungolare sempre l’attenzione del lettore, per intrigarlo: pensavi che fosse finita qui? E invece no! Appena giri pagina…

Se dovessi fare un paragone stilistico, mi vengono in mente certi testi di Lucio Dalla. Fanno ridere, fanno pensare, raccontano una storia, e hanno un gran ritmo! Spero di esserci riuscito anche io.

  1. Quali sono i tuoi progetti in cantiere?

Ho già scritto un altro romanzo. Però prima di decidere se mi piace devo lasciarlo un po’ da parte, a decantare. E’ il mio metodo.

Nel frattempo, con un amico, abbiamo deciso di scrivere una serie TV. Mi sembra stia venendo molto bene. E’ bello scrivere cose diverse!


Questa intervista è uscita anche su Youbookers.

Annunci