Mescolo tutto – Yasmin Incretolli

MescoloTuttoUn teschio rosa incoronato campeggia al centro di una bianca copertina macchiata da schizzi di sangue: è la veste di Mescolo tutto di Yasmin Incretolli, presto in uscita per Tunué nella stimata collana ‘Romanzi’ diretta da Vanni Santoni.

Yasmin, classe ’94, ha vinto la menzione speciale al Premio Calvino 2015 per Ultrantropo(rno)morfismo, nucleo originario di quello che poi è diventato Mescolo tutto, per l’appunto: si tratta di un esordio sorprendente e atipico.

Io m’estraneo dalle specie documentate, sono creatura ibrida, smezzata dall’emarginazione.

Maria è una diciannovenne in cerca della propria dimensione nel mondo: lo fa attraverso l’autolesionismo, senza nemmeno afferrarne il reale motivo. A scuola incontra Chus, giovane scapestrato che instaura con lei una relazione fondata sul sesso violento e sul menefreghismo, salvo poi abbandonarla preferendo altri lidi.

La storia pregressa di Maria non è affatto facile: un padre inesistente, una madre ubriacona e insensibile, una nonna amata ma scomparsa troppo presto; la ragazza è dunque un’isola sperduta in quell’oceano crudele che è il mondo e l’unico mezzo che possiede per dare un senso alla sua esistenza è procurarsi tagli che possano restituirle un dolore momentaneo ma in grado di annebbiare il senso della realtà.

Dopotutto, conoscere solo dolore porta a non sopportare niente di diverso, ostentare tagli visibili è invece linguaggio duro e diretto per disgustare, esprimere appunto un me ne sbatto completamente, posso risparmiarmi consensi e benevolenza, anzi preferisco fare schifo e allontanare le persone.

Mescolo tutto è la fotografia di una ragazza pura e quindi vittima del male universale, una quasi donna allo sbando in una Roma che è metafora della periferia italiana.

Maria s’inerpica nelle trame ispide della realtà attraverso una reiterata discesa agli inferi compiuta, in qualche modo, a testa alta: la ragazza, infatti, non chiede mai espressamente aiuto, semmai è l’atto stesso del disintegrarsi una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata.

L’unico desiderio di Maria è quello di rimanere travolta da sé stessa, interfacciandosi con i propri demoni per esserne seppellita per sempre. Per mettere a tacere tutto il dolore.

I tagli, nient’altro che incantate fessure, ante socchiuse: spioncini dai quali è concesso sbirciare un pezzo d’archè. È atto perpetuante, penetrante da smarrire nesso tra mente, corpo, dolore e reazione.

Cedere alla seduzione dell’autolesionismo sembra la chiave per non rimanere vittima del suo dolore (la mente è selva sovraffollata d’orripilanti creature) per cui i tagli diventano personale guarigione senza richiesta di aiuto esterno; per poter ripiegare su sé stessa le sofferenze di un’infanzia interrotta, di una madre di cui non potersi fidare, di un ragazzo che le usa violenza senza chiedere permesso: Maria chiede solo cicatrici a sconnettermi.

La ragazza affronta dunque il dolore senza paura, o meglio: avvertire una paura sotterranea e indicibile la aiuta a controllare meglio ogni situazione:

Procurando lesioni al corpo, recito preghiere mnemoniche a scopo d’anamnesi fondamentale nella sopravvivenza terrena. Mi guarisco, mi disintossico da me stessa.

Per una storia così particolare la prosa doveva necessariamente rendersi singhiozzante, procedendo per momenti di folgorante nullità – non ci sono, infatti, tappe esistenziali, né momenti rivelatori – e marciando per sottrazione di luce.

Una certa musicalità da recitativo permea lo strato superficiale dell’incedere linguistico, mentre una sorta di bulimia di comunicazione da parte di Maria si realizza attraverso capitoli brevi, una successione significativa di articoli mancanti e un’originale fusione di parole atta a creare una cascata di parole senza pause (cogl’euro, qu’accanto, fin’al gomito).

La maestria della Incretolli si dipana nella creazione di immagini forti e di metafore spiazzanti, ad esempio quella dell’attrazione per Chus, paragonata alla voglia di grattare la crosta di una ferita: un gesto sì doloroso, ma un sollievo momentaneo di cui non riusciamo a fare a meno.

Impossibile non farsi sedurre dalla nenia di Maria in un libro così tagliente e di disperata vitalità.

Yasmin Incretolli, Mescolo tutto, Tunué, pp. 154, 2016

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