Lo stato dell’editoria in Italia – BookPride 2016

Bookpride16

È (sgradevole) prassi comune in Italia instaurare costantemente una feroce critica nei confronti dell’industria libraria, ma la fiera nazionale BookPride tenutasi negli scorsi giorni a Milano ha rivendicato fieramente l’ottimo stato di salute dell’editoria indipendente: più di 30.000 persone, 200 ospiti e 150 editori hanno popolato un’edizione particolarmente felice che si è rivelata una buona occasione per fare un bilancio della situazione editoriale italiana.

Dal dibattito emerso dagli incontri professionali della fiera è affiorato, infatti, un forte bisogno di equosostenibilità, soprattutto in un periodo particolarmente delicato per il settore e per il libro (inteso come prodotto culturale e non solo come bene economico) come quello dell’era Mondazzoli, dell’ampliamento di Messaggerie, della pubblicazione dei “distillati”.

L’editoria indipendente è dunque in pericolo?

L’editoria “dei grandi”, che gioca a tagliare i fondi e le opportunità alle piccole e medie case editrici, è grottescamente pronta, ormai, a perpetuare un cambiamento in negativo, una rivoluzione che avrà risvolti in campo economico e politico, oltre che – naturalmente – culturale: si assisterà, lentamente, ad una mutazione che getta la sua ombra sull’editoria vera.

È dunque vero che la crescente potenza del Grande renderà invisibile il Piccolo?

Agli agguerriti operatori del settore sembra che, invece di fermarsi alle solite lamentele vuote, occorra tutelarsi attraverso molteplici misure.

In uno dei più interessanti incontri sul tema, Ginevra Bompiani ha proposto tre verbi per rinnovare questa situazione di stallo: conservare (ciò che di buono è stato fatto fin qua), inventare (metodi alternativi per imporre la voce sui grandi) e collaborare (tra editori che in primo luogo devono rispettarsi e assistersi vicendevolmente).

Il perno della riflessione comune è il rifiuto all’omologazione: cedere alla mitologia del successo, un compromesso a cui i grandi editori hanno ceduto il passo da tempo, uccide il pensiero, il vero motore dell’attività editoriale libraria.

I valori dell’editoria indipendente, apparentemente irrelati a quelli dell’editoria commerciale, non sono stati espressi assolutisticamente, con gesti che escludessero ogni possibilità di dialogo. Anzi, hanno trovato forza e rilievo proprio nel confronto dei rapporti: è dalla collisione di questi intenti che può, e deve, nascere l’editoria perfetta.

Tra le misure di tutela, si segnala la proposta di legge Zampa-Puglisi (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0024900.pdf), attualmente in discussione alla Camera dei Deputati.

La legge, definita una battaglia di civiltà, colloca il suo lavoro lungo due direttrici:

  • promozione della lettura;
  • salvaguardia della bibliodiversità, attraverso la tutela del pluralismo editoriale e – di conseguenza – culturale.

Già l’anno scorso avevo accennato qui (http://www.youbookers.it/articolo/2015-04-15/Verso-una-nuova-legge-del-libro) ai punti più importanti della proposta di legge (che all’epoca era in fase di redazione), i quali possono essere brevemente riassunti in: detrazioni fiscali sull’acquisto di libri per le fasce medio-basse, revisione dello sconto massimo previsto dall’attuale legge Levi (si prevede un passaggio dal 15% al 5%), possibilità per i marchi editoriali di sole due campagne promozionali l’anno al 25%, istituzione dell’Albo delle librerie di qualità (come già accade in Francia), istituzione di un Fondo per le traduzioni estere, misure di sostegno per l’innovazione tecnologica.

Da tale proposta di legge si intravede dunque nei vertici l’acquisizione di una consapevolezza dei punti di debolezza della filiera editoriale: il ruolo del libraio, in quanto veicolo del libro, è fondamentale e va tutelato e maggiormente valorizzato sotto ogni aspetto; il digitale, che ha allargato la distanza tra la grande e la piccola editoria e deve quindi essere incentivato nella parte del settore in cui è carente; finalmente, il problema della diffusione della lettura: la politica può infatti offrire tutti i mezzi che possiede per valorizzare il settore editoriale, ma senza un popolo di lettori tutto resterebbe fermo. Anzi, morto.

Perché la scomparsa delle parole, in qualche modo, comporta anche la scomparsa – lenta e disastrosa – delle persone; ed è qui, chiaramente, che si inserisce il ruolo e l’immenso valore dell’editoria indipendente: al riparo da qualsiasi massificazione, istruisce con i propri mezzi e le proprie peculiarità a diventare lettori raffinati e, di conseguenza, persone lontane da ogni schema predefinito.

Persone vive, presenti, uniche.


Questo editoriale è apparso anche su Youbookers.

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