Sull’orlo del precipizio – Antonio Manzini


Nell’era delle distopie da Young Adult di poco valore, il vero terrore quotidiano è il bavaglio dell’informazione: r
ecentemente la situazione editoriale italiana ha subito drastici cambiamenti, e l’intero settore sta mutando le prospettive e sostituendo gli attori.

In un clima del genere si sta instaurando, tuttavia, un ultimo baluardo di difesa dei libri, cioè l’indipendenza delle piccole case editrici e delle librerie di quartiere. Ognuno attua la politica che può; tra gli altri, emerge Sellerio, storica casa editrice palermitana che offre un catalogo di tutto rispetto.

Copertina_ManziniLa sua graziosa collana Il divano presenta dei volumi in formato 11×15, con la pregevole carta vergata delle cartiere Miliani di Fabriano e la copertina composta a mano, come nelle migliori tradizioni artigianali italiane. Lontana dalla linea editoriale canonica, cioè il giallo, la collana – il cui nome deriva
dal persiano diwan, il sofà su cui si adagiavano i ministri ad ascoltare le poesie – presenta libelli originali e spesso insoliti, orientati alla riflessione anziché all’intrattenimento.

Sull’orlo del precipizio del poliedrico Antonio Manzini si inserisce sapientemente dentro questa linea editoriale, a metà dunque tra la narrativa e il pamphlet, presentando un racconto sarcastico e intuitivo dello stato del mondo editoriale e di quello dei lettori.

A fronte di una popolazione di 65 milioni di abitanti cosa vuoi che siano 500 mila lettori? Niente, meno dei consumatori del latte di soia.

La vicenda è lineare: Giorgio Volpe, affermato scrittore pluripremiato, completa il romanzo della vita proprio alla vigilia della nascita della Sigma, fusione delle tre case editrici più importanti del Paese. Il nuovo colosso, tuttavia, obbedisce alle regole del marketing e non a quelle letterarie, costringendo Volpe – non senza lunghe lamentele e tentativi di abbandono – a snellire il suo romanzo, in favore di un impoverimento della lingua (non più italiana, ma indigena) e di una facilità di contenuti e di forma per assecondare i gusti dei nuovi giovani lettori.

«Senta, io capisco che per lei la notizia può essere sconvolgente, ma non deve preoccuparsi.
Io e Sergej siamo due professionisti. Lui ha corretto le bozze di Tolstoj!».


«Le bozze di Tolstoj? Ma se è morto nel 1910! Cosa vi siete bevuti?».


«Adesso la Sigma ripubblica tutti i successi del grande scrittore russo».


«I successi?» disse sbalordito Giorgio. «E che è, una compilation?».


«Sì. Vojna i mir esce settimana prossima. Ma senza inizio in francese… senza Waterloo, più corto. Solo 300 pagine». Sergej sorrise contento e fiero.


«Vojna i mir… Guerra e pace?».


«Solo pace. Guerra la tagliamo tutta».

«Non si può angosciare il lettore. Guerra, odio, morte, malattie, romanzi distopici e senza futuro, basta! ».

Il mercato editoriale, ridotto a vuote pratiche aziendali, perde in questo modo la sua connotazione peculiare, diventando parte di quel meccanismo gigantesco e inarrestabile che tratta il libro come una merce tra le altre: la casa editrice così come storicamente era stata istituita non esiste più, nasce adesso un marchio entro cui ristabilire la propria identità da codice prodotto e conformando i propri estri letterari in una stereotipizzazione senza fine.

Sinceramente, Volpe, a noi della sua etica, della sua poetica, della sua narrativa, del suo stile, dei suoi aggettivi e dei suoi avverbi non interessa.

Le tinte esilaranti del racconto si fanno grottesche quando il lettore italiano riconosce in queste prassi il fenomeno Mondazzoli o quello dei distillati: una lunga corsa verso il monopolio editoriale, la fine del pluralismo, l’appiattimento dei contenuti e la povertà culturale.

Nessuno è più niente. Siamo tutti argilla nelle mani della Sigma.

In una fitta rete di battute, il libro si esaurisce rapidamente, complice la tagliente descrizione della cannibalizzazione da parte dell’azienda che suona come terribilmente familiare.

Manzini delinea con piacevole maestria le tinte fosche di una caricatura attendibile dell’editoria italiana di questo esatto momento storico: essa, nella sua veste romantica, è ormai alle sue ultime battute d’arresto e i lettori sono da tempo entrati a far parte della bruta categoria dei consumatori privi – a volte – di coscienza.

Un racconto dai toni apocalittici ma reali, una storia che per avviare una seria riflessione sull’editoria utilizza lo strumento del libro, pubblicato tra l’altro in una collana fortemente simbolica: ciò è indicativo del fatto che, almeno nelle case editrici indipendenti, si predilige ancora l’amore per la letteratura rispetto ai beceri guadagni.

Segno evidente che la qualità (r)esiste, chissà ancora per quanto.

Antonio Manzini, Sull’orlo del precipizio, pp. 128, Sellerio, 2015

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