Il medico, la moglie, l’amante – Fausto Malcovati

Il-medico-la-moglie-lamanteL’autunno ha portato in casa Marcos y Marcos una nuova, promettente collana diretta da Paolo Nori: Il mondo è pieno di gente strana, ispirata a sua volta da una celebre collana russa ideata da Gor’kij, dal titolo Vite di uomini illustri, che raccoglieva una serie di biografie redatte da scrittori del calibro di Bulgakov (che si occupò di Molière), o Šklovskij (che ripercorse le tappe della vita di Tolstoj).

Marcos y Marcos s’inserisce nel solco di questa tradizione, proponendo originali romanzi biografici redatti da scrittori italiani contemporanei: i primi due volumi sono stati già pubblicati, e si tratta di Sono socievole fino all’eccesso (vita di Montaigne), di Ugo Cornia, e Il medico, la moglie, l’amante (come Čechov cornificava la moglie-medicina con l’amante-letteratura) di Fausto Malcovati.

In generale faccio una vita triste e in certi momenti comincio a odiare, cosa che prima non mi succedeva. Conversazioni lunghe e sciocche, visite, postulanti, miseri guadagni di uno, due rubli, insomma una baraonda che fa venir voglia di scappare di casa. Mi chiedono soldi e non me li restituiscono, mi portan via libri, mi fanno perder tempo… Mi manca solo un amore infelice.

Il Čechov descritto da Malcovati è una personalità complessa ma autoironica, spesso al di sopra delle righe per le scelte operate al di fuori della sensibilità del suo tempo, era una persona fedele e tormentata, dall’animo sensibile e con un raziocinio invidiabile.

Nel 1884 si laurea in Medicina e pubblica la sua prima raccolta di racconti. Ripete spesso che “Ho una moglie legittima, la medicina, e un’amante, la letteratura: quando sono stanco della prima, mi rifugio dalla seconda, ma non ho nessuna intenzione di divorziare”. Ama la sua professione al punto di esercitarla fino agli ultimi giorni della sua vita, prodigandosi senza sosta anche in situazioni estreme, come carestie, epidemie, mettendo a repentaglio la sua stessa, fragile salute.

Essere medico d’altronde non solo è parte costitutiva della sua identità, ma lo aiuta anche nel processo di scrittura, perché gli insegna che tutto comincia da una corretta diagnosi, una fase fondamentale per intuire la giusta terapia. È per questo che prima di scrivere raccoglie dati, accerta situazioni, ascolta gente, registra ogni minimo avvenimento che possa aiutarlo nella stesura. In una breve autobiografia , d’altronde, si rende conto dell’affinità tra la scrittura e la medicina, infatti scrive:

La pratica delle scienze mediche, ne sono convinto, ha avuto un profondo influsso sulla mia attività letteraria, ha notevolmente allargato il campo delle mie osservazioni, mi ha arricchito di cognizioni il cui vero pregio può comprendere solo chi è medico a sua volta. Nell’arte, le convenzioni non permettono sempre una piena adesione ai dati scientifici: non si può descrivere o rappresentare sulla scena una morte per veleno così com’essa avviene realmente. Ma l’adesione ai dati scientifici deve farsi sentire, cioè bisogna che il lettore o lo spettatore capiscano che lo scrittore, al di là delle convenzioni alle quali è obbligato, ha una reale competenza in materia.

Čechov è dunque un medico che per arrotondare lo stipendio pubblica racconti sui giornali, spesso nemmeno firmati col suo nome. È un uomo che inizialmente non crede nel suo potenziale artistico e che preferisce non scommettere sulla sua scrittura.

Se è vero che posseggo un dono che va rispettato, confesso che fino ad oggi non l’ho fatto. Sentivo di possederlo, ma ero abituato a considerarlo cosa di poco conto.

Nel 1886, tuttavia, il corso della sua vita prende un’altra direzione: diventa finalmente consapevole della sua arte, grazie alla lettera di Grigorovič, venerato romanziere che gli dimostra con grande affetto un’alta stima, decisamente non di circostanza.

Ed è così che Čechov si dedica al sacro fuoco dell’arte, riducendo la frequenza delle pubblicazioni, concentrandosi su un racconto alla volta, finché non decide di dedicarsi alla sua più grande passione, che rivoluzionerà dall’interno e per cui passerà alla storia: il teatro, che lo illuderà e gli spezzerà il cuore quando alla prima del Gabbiano si diffonderanno pesanti critiche che non comprendono la portata innovativa del suo lavoro, ma gli concederà di conoscere anche il grande amore della vita, Ol’ga, che lo ama da lontano – dalla fredda Mosca, mentre lui è costretto a soggiornare nella più mite Germania, in cerca di cure per la sua tubercolosi.

Con un procedere prosastico che non scade mai nell’elogio vuoto, Malcovati ci accompagna nella – quasi – sterminata produzione cecoviana di racconti, narrando le linee fondamentali di ogni trama e regalando brevissime, quanto lucide e pertinenti, annotazioni di critica stilistica, senza mai annoiare.

Ben lontana da esercizi di stile fini a sé stessi, questa biografia ha il pregio di non trasformare la vita di Čechov in mera aneddotica, uscendo quindi dai confini tracciati dal suo stesso genere e esprimendosi con nitore in un linguaggio piano e rivolto alla ri-costruzione non di un personaggio, bensì di una persona alle prese con i propri estri e i propri limiti.

Čechov, dopotutto, era consapevole della futilità dei lustrini e Malcovati gli rende giustizia, dipingendolo come un tipo non esattamente da salotti mondani, ma aspirante alla comunione totale con un’arte che, nuda e cruda, lo rendesse finalmente libero:

Io rappresento la vita così com’è, punto e basta. […] Non ho scopi immediati né lontani, non ho concezioni politiche, non credo nella rivoluzione, non ho un dio, non temo i fantasmi, la morte, la cecità. […] Ho paura di quelli che cercano di scoprire una tendenza tra le mie righe, di quelli che vogliono vedere in me un liberale o un conservatore. Io non sono un liberale, non sono un conservatore, non sono un progressista, non sono un monaco, non sono un indifferente. Vorrei essere un libero artista, nient’altro […]. Il mio sancta sanctorum è il corpo umano, la salute, l’intelletto, l’ingegno, l’ispirazione, l’amore, la libertà più assoluta da ogni forma di menzogna e violenza, sotto qualunque aspetto si manifestino.

Il medico, la moglie, l’amante, Fausto Malcovati, pp. 224, Marcos y Marcos, 2015


Questo articolo è uscito su Youbookers.

Annunci