Intervista a Matteo Eremo

Matteo EremoDopo l’attenta – e piacevolissima – lettura de ‘La voce dei libri’, un percorso a tappe delle più interessanti librerie indipendenti italiane, di cui qui trovate la recensione, è arrivato il momento di conoscere meglio il suo autore, il giovane Matteo Eremo, la sua formazione, le sue passioni e le motivazioni che l’hanno indotto a muoversi all’interno del favoloso mondo delle librerie.
Tra consigli letterari, sogni ad occhi aperti e uno sguardo approfondito al ruolo e alle qualità dei librai indipendenti, Eremo ci insegna che le librerie indipendenti sono il posto perfetto per sentirsi a casa, ampliare i propri orizzonti e scoprire cose di cui altrimenti non sospetteremmo nemmeno l’esistenza.

1.     Prima di scoprire le dinamiche interne alla creazione de ‘La voce dei libri’, mi piacerebbe sapere chi è Matteo Eremo, quali sono le tue passioni, quali libri ti hanno formato.
Adoro leggere, scrivere, viaggiare e svariare negli ambiti artistici più disparati: dalla musica alla letteratura, passando per la pittura e la fotografia. Non a caso, mi sono laureato in Letterature comparate, con una tesi sul rapporto tra letteratura e fotografia nella narrativa di un grande scrittore – per me fondamentale – come Don DeLillo. I libri che mi hanno formato sono davvero tanti e non è facile fare una lista. Ad goni modo, i primi che mi vengono in mente, in ordine rigorosamente sparso, sono: Le affinità elettive di Goethe, Underworld di DeLillo, La schiuma dei giorni di Vian, Chiedi alla polvere di Fante, La cognizione del dolore di Gadda, Il soccombente di Bernhard, Mattatoio numero 5 di Vonnegut, Il Maestro e Margherita di Bulgakov, L’idiota di Dostoevskij, Invito a una decapitazione di Nabokov e, in ambito strettamente contemporaneo, Eureka Street di Robert McLiam Wilson.
Già a quindici anni ho cominciato a scrivere per il quotidiano della mia città, Piacenza, prevalentemente di sport, altra mia grande passione. Dopo la laurea ho conseguito un Master in Editoria libraria presso la Fondazione Mondadori di Milano a cui sono seguite due importanti esperienze alla Walt Disney Publishing (settore Worldwide Publishing) e in Marcos y Marcos.
Quindi ho cominciato a scrivere di librerie indipendenti, arrivando a fare anche il libraio e chiudendo così il cerchio.

2.     Che rapporto hai con le librerie indipendenti?
Penso che siano delle incredibili risorse, autentici avamposti in cui perdersi e ritrovarsi grazie al potere delle storie e al consiglio di persone competenti. Le librerie indipendenti sono il posto perfetto per sentirsi a casa, ampliare i propri orizzonti e scoprire cose di cui altrimenti non sospetteremmo nemmeno l’esistenza. Quest’estate, girando per le librerie di Londra, ho scoperto un bellissimo saggio di Mark Forsyth che invito tutti a leggere (è breve e lo ha appena tradotto Laterza). Si intitola The Unknown Unknown: Bookshops and the Delight of Not Getting What You Wanted. Tra le altre cose, a un certo punto l’autore scrive: «Not the warehouse, not the internet, but the Good Bookshop. It is a room (or two) where the unknown unknowns of the world are laid out on tables and stacked in shelves. It is a room (or two) where you can find what you never knew you wanted, where your desires can be perpetually expanded. Not satisfied, because what point is there in satisfying a desire you already have?» Ecco, penso che questo sia un ottimo punto di partenza per capire l’importanza delle librerie indipendenti e la loro totale diversità rispetto ai megastore o all’e-commerce.

LaVoceDeiLibri3.     Com’è dunque nato il progetto de La voce dei libri?
La voce dei libri nasce da un’idea di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli, i due editori di Marcos y Marcos, da sempre molto attenti al mondo delle librerie indipendenti. Mi hanno chiesto di mettermi in viaggio e di raccontare le storie di questi luoghi magnifici, portando alla luce un mondo sommerso. E io ho accettato con grande entusiasmo questa sorta di “missione” libraria ma non solo, scovando storie incredibili appartenenti sia a un’Italia che non c’è più, sia a un’Italia giovane e moderna che s’inventa cose sempre nuove per superare le mille difficoltà del presente. La voce dei libri è un mosaico di racconti, immagini, libri e canzoni. Lo specchio di mondi ricchissimi.

4.     Suppongo che tu non conoscessi personalmente ogni libreria che hai visitato: qual è stato il criterio che ha guidato la tua scelta?
L’onore e l’onere della scelta sono spettati a chi aveva ben più esperienza di me nel campo, ovvero ai due editori di Marcos y Marcos, ottimamente consigliati anche da Federico Caprari, il direttore commerciale della casa editrice. Ma una cosa va sottolineata con chiarezza: quella che abbiamo stilato non è una lista esclusiva delle migliori librerie. Ci sono infatti tantissimi librai altrettanto bravi di cui non abbiamo ancora parlato, per il semplice motivo che non volevamo fare un’enciclopedia delle buone librerie. Anche perché il risultato sarebbe stata un’opera sterminata e illeggibile. La voce dei libri è semmai un viaggio in un mondo tutto da esplorare, e come tale ha avuto un inizio ma non ha ancora una fine. Il bello dei viaggi, del resto, è proprio questo sentimento costante di avventura e scoperta. A un freddo catalogo abbiamo preferito un ragionevole numero di esempi accomunati da un filo conduttore: nella prima uscita erano undici modelli completamente diversi fra loro di fare libreria; nella seconda, invece, è stato il coraggio femminile.

5.     Raccontare il clima di una libreria indipendente, il suo rapporto con la territorialità, l’esposizione particolare del catalogo, il carisma o la pacatezza del suo libraio non è affatto semplice. Come hai impostato il tuo lavoro di ricerca? Hai studiato da solo la storia di queste librerie, ti sei affidato all’osservazione silenziosa, o hai fatto delle interviste mirate?
Confermo che si tratta di un’operazione molto complessa e proprio per questo spero di essere riuscito almeno in parte a rendere l’anima di questi posti e la bravura dei loro protagonisti. Ho fatto un po’ di tutto: prima ho chiesto informazioni a chi conosceva queste librerie, in modo da avere già chiari alcuni punti cardine e limitare il raggio del mio studio. Poi ho svolto ricerche personali, quindi ho fissato un appuntamento e ho osservato in silenzio questi posti, osservando il modus operandi dei librai, il loro rapporto con i clienti. Infine ho intervistato i protagonisti, partendo con domande generiche e approfondendo di volta in volta gli spunti interessanti che emergevano. Dato che spesso le cose più belle vengono accennate quasi inconsapevolmente da chi parla di sé e della propria storia, per eseguire un buon ritratto è fondamentale non avere fretta e lasciar parlare le persone, senza limitare troppo il campo della discussione. 

6.     Alla luce del tuo percorso, quali sono le qualità che, secondo te, deve possedere un libraio indipendente?
Innanzitutto bisogna sfatare un mito: non basta essere dei lettori appassionati e competenti. Se ci si limita a questo, si è destinati a fare ben poca strada. Un bravo libraio indipendente deve saper combinare una buona dose di pragmatismo (nel far quadrare i conti, nell’approntare scelte strategiche, nel saper cambiare direzione se si vede che una via, seppur buona, non raccoglie i risultati sperati) con una elevata percentuale di fantasia e creatività. E deve essere aperto a tutto, anche alla contaminazione con ambiti diversi e apparentemente dissonanti. È quindi fondamentale il bagaglio di competenze personali in suo possesso, così come la capacità di innovare continuamente la propria offerta. Deve essere, insomma, un piccolo imprenditore che, con la concorrenza spietata che c’è, non si può permettere di stare fermo, né può aspettare che le persone vengano a chiedergli i libri, anche se deve essere sempre pronto ad accoglierle nella maniera più calda e accurata. Concretezza, creatività, apertura, accoglienza: queste, a mio avviso, sono le parole chiave.

La-voce-dei-libri-II7.     Ne ‘La voce dei libri II’ si legge una delle definizioni più belle di libreria: un luogo di cultura aperto sulla strada. Qual è la tua personale definizione? Come interpreti la funzione sociale e culturale della libreria, al giorno d’oggi?
Le librerie, per me, sono degli avamposti fondamentali. Sia per i clienti, che trovano persone competenti in grado di filtrare la spropositata e insensata mole di pubblicazioni che le case editrici immettono sul mercato, intasandolo. Sia per i librai, che ogni giorno hanno scambi continui con chi i libri li legge, arricchendosi enormemente anche dal punto di vista umano. Internet è uno straordinario strumento di ricerca e permette di reperire libri che una volta sarebbero stati introvabili, ma al tempo stesso allarga a dismisura il campo e rende ancora più difficile l’orientamento. E proprio qui entrano in gioco i librai, che fanno una scrematura, danno un taglio al catalogo, propongono e accettano consigli dai clienti, forniscono servizi molto preziosi, avvicinando le persone ai libri e alle storie in essi contenuti. E poi ti fanno conoscere cose di cui mai avresti immaginato l’esistenza.
Se non si ampliano costantemente i propri orizzonti e i propri desideri, a mio avviso, non c’è crescita.  

8.     Questo tour in giro per l’Italia cosa ti ha lasciato, in termini sia umani sia letterari?
Mi ha lasciato tanto. Dal punto di vista umano ho conosciuto persone di grande spessore che praticano un mestiere tanto bello quanto duro e difficoltoso. Uomini e donne che vanno avanti per la propria strada nonostante tutto, con un coraggio che, riprendendo una bella citazione di Cormac McCarthy, non è un cieco impulso del momento ma un impegnativo e coerente atto di costanza. Da loro ho tratto tanto entusiasmo. Dal punto di vista letterario, invece, ho scoperto tanti libri poco conosciuti di cui non avrei nemmeno sospettato l’esistenza. Proprio quell’Unknown Unknown di cui parla Forsyth nel proprio saggio.

9.     Dopo una lunga peregrinazione dello Stivale avrai molto da raccontare! Hai un episodio divertente, o strano, da raccontarci?
Gli episodi sarebbero davvero tanti, anche perché la libreria è una porta aperta sulla strada anche nel senso più letterale del termine! Rispetto a un ufficio, del resto, non c’è alcun filtro e di conseguenza si incontrano persone di ogni genere. Dai lettori più accaniti che non varcano nemmeno la soglia e dalla strada urlano al libraio: “Questo libro lo posso leggere? E quando? No perché tu per me sei come un orologio!”, alle persone più strane che chiedono seriamente se la lettura di un libro sul Prozac possa sostituire l’assunzione di quello psicofarmaco. Per non parlare di un vecchio signore che a Torino ogni giorno apre con il bastone la porta della stessa libreria e, per sapere se è uscito il nuovo libro di Camilleri, urla: “Andrea?” Ma senza fare grossi viaggi, io a Milano ho ricevuto persone di ogni tipo, fra cui una signora che anche in piena estate veniva con le cuffie da operaio sulle orecchie e i guanti di gomma da cucina sulle mani per evitare le radiazioni ipnotiche degli alieni. Se si è in cerca di spunti divertenti, basta passare qualche ora in libreria per farsi un’idea di quanto sia strano il mondo!
 
10.  Un sogno ad occhi aperti: se oggi potessi aprire la tua libreria, come si chiamerebbe, dove sorgerebbe? Che catalogo offriresti? Con che tipo di clientela ti piacerebbe interagire?
Visto che si tratta di un sogno a occhi aperti, non mi lascio sfuggire l’occasione e mi sbizzarrisco.
La aprirei a Londra, la chiamerei There Is a Light That Never Goes Out e punterei su una clientela di quartiere in una bella zona residenziale, tipo Hampstead. Dovrebbe essere un luogo molto accogliente e retrò, in stile Daunt Books, preferibilmente vicino a un parco. Il catalogo sarebbe un mix equilibrato fra classici imprescindibili, novità e bestseller che abbiano un loro perché e le proposte poco conosciute di grande qualità. 

11.  Ci sarà una terza puntata de ‘La voce dei libri’? Hai altri progetti in cantiere?
Ci sarà sicuramente una terza puntata, anche se non saprei ancora dire quando. Per il resto ho tante idee, ma non c’è ancora nulla di concreto.


Questa intervista è uscita anche su Youbookers.

Annunci