Defraudare un popolo della sua natura significa privarlo della cultura e dell’anima – Jostein Gaarder ospite di Bookcity

Sala_BuzzatiÈ un tardo pomeriggio di inizio settembre e la Milano di via Solferino sfoggia tutta l’eleganza di cui è capace. Nell’ora del tramonto, la sala Dino Buzzati della Fondazione del Corriere della Sera è gremita di gente che ascolta rapita un signore dagli occhi vivaci e una barba biancastra che gli incornicia il volto affabile, tutto vestito di nero, che dal palco gesticola e s’infiamma.

È Jostein Gaarder, primo ospite dell’anno di Bookcity, che non sta semplicemente tenendo una lectio magistralis, ma sta intrattenendo la platea col suo carisma coinvolgente.

Il tema è serio (il titolo: Etica per il futuro – Lezione sulla sostenibilità) e lo scrittore norvegese – noto al grande pubblico per il romanzo filosofico “Il mondo di Sofia” – lo affronta con tutta l’esperienza maturata in anni di impegno nel settore ambientalistico.

Gaarder_FormentonIl noto background culturale dello scrittore, come sottolinea Luca Formenton (direttore dell’edizione Bookcity 2015), è infatti il risultato del connubio tra l’impegno culturale letterario e l’impegno civile, simbolo, per Gaarder, dell’indissolubile legame tra il mondo della letteratura e la realtà.

Prima di iniziare la sua lezione e di ricordare che la letteratura è una celebrazione della coscienza umana – e che in questo senso deve lavorare per il bene ambientale – Gaarder cita l’Obama di qualche giorno fa, che in attesa del Vertice sul Clima di Parigi ha dichiarato che “la sostenibilità è una sfida”. E noi, suggerisce lo scrittore norvegese, dobbiamo essere in grado di accettarla e uscirne vincitori.

La lezione di Gaarder ha un punto di vista privilegiato: non è soltanto morale, ma anche antropologico. Lo scrittore comincia infatti la sua dissertazione con un’affermazione dura: a conti fatti, il nostro è un problema d’identità. L’uomo non sa chi è davvero, non comprende che il suo essere non coincide solamente con il corpo che si muove nello spazio – se fosse solo questo, sarebbe una creatura senza speranza.

Jostein GaarderL’uomo ha, per Gaarder, un’identità più profonda del suo corpo nello spazio e meno limitata del suo tempo trascorso sulla terra.

La regola che viene suggerita per superare l’impasse è semplice: ama il prossimo tuo come te stesso, intendendo come “prossimo tuo” anche – soprattutto! – le prossime generazioni. L’egoismo è, in verità, facile: ci troviamo nel mondo adesso, e proprio adesso vogliamo tutto; ma bisogna comprendere che dopo di noi molti ancora vivranno sulla Terra.

In che condizioni abbiamo deciso di lasciarla?

Non abbiamo il diritto di consegnare loro un pianeta Terra che ha perso valore, o che è in condizioni peggiori di quello sul quale abbiamo avuto la fortuna di vivere. Meno pesci in mare. Meno acqua potabile. Meno nutrimento. Meno foreste pluviali. Meno barriere coralline. Meno specie vegetali e animali… Meno bellezza! Meno meraviglie! Meno splendore e gioia!

È per questo motivo che non si può più continuare a parlare di diritti senza concentrarsi sui doveri del singolo individuo: i tempi sono ormai maturi per una Dichiarazione Universale dei Doveri Umani.

Viviamo in un’epoca in cui ci aggiriamo trionfanti nelle strade del mondo consapevoli delle conquiste scientifiche (e di quelle culturali) che ci rendono la generazione più sapiente di sempre; ma siamo effettivamente ciechi nei confronti del pianeta, che distruggiamo senza vergogna, e il cui stato precario non ci preoccupa minimamente.

Basta pensare all’uomo come un essere spettante diritti, basta.

Adesso è il momento di lavorare con sacrificio, e la soluzione proposta da Gaarder è, in definitiva, ancora poco pratica – ma forse il limite della mia posizione deriva dal fatto che se ne è discusso in sede teorica – e si sviluppa in due linee d’azione, che devono necessariamente essere simultanee: proteggere le foreste pluviali restanti (che sono una difesa irrinunciabile e insostituibile contro il riscaldamento globale) e disintossicarci dalla nostra dipendenza dal combustile fossile.

Gaarder conclude sorridente la sua dissertazione dichiarandosi ottimista circa il futuro del pianeta, d’altronde il pessimismo è decadenza, e non possiamo permettercelo: bisogna smettere di essere pigri, bisogna assumersi le proprie responsabilità. Occorre informarsi, agire.

La lectio diventerà presto un’e-book per i tipi Longanesi, ma in attesa di una sua lettura sistematica (e, magari, da proporre alle scuole), conviene già cominciare a fare del bene per il futuro del pianeta.

È già tardi, ma vale ancora la pena lottare.


Questo articolo è uscito anche su Youbookers.

Annunci