La voce dei libri – Matteo Eremo

LaVoceDeiLibriMatteo Eremo ha capito che della passione per la letteratura è ancora possibile farne un mestiere onesto: la ricerca di storie di librai che con coraggio e inventiva hanno ricostruito la geografia letteraria del Bel Paese era una tappa inevitabile del suo percorso, culminato in un viaggio per tutta l’Italia, partendo dal Canton Ticino e raggiungendo le isole, raccogliendo le testimonianze dei librai, fotografando angoli nascosti di scaffali eleganti e immergendosi nelle atmosfere calde e familiari che solo le librerie indipendenti riescono a regalare.

La voce dei libri – Undici strade per fare libreria oggi è uscito per Marcos y Marcos nel maggio 2014, e nel maggio di quest’anno ha fatto doppietta (La voce dei libri II – Storie di libraie coraggiose): una raccolta mai noiosa di storie uniche, undici nel primo libro, ben venti nel secondo; nessuna classifica: solo una lunga dichiarazione d’amore all’indipendenza.

Il mestiere del libraio, si sa, vive la quotidiana condanna di sentirsi addossate etichette di ogni tipo, tutte accomunate da un’accezione negativa: ad esempio, dopo la famosa morte dell’autore decretata dalla critica post-strutturalista degli anni Sessanta, già da qualche anno si vocifera della morte del libraio.

Le storie che Eremo ci racconta con discrezione e levità, invece, dimostrano tutto il contrario: a suon di competenza e grande umanità, le librerie indipendenti stanno battendo la concorrenza di realtà economicamente più forti, grazie alla promozione del diverso, alla specializzazione e all’offerta ben ponderata.

Eremo imposta dunque una narrazione scorrevole, quasi favolistica nel rappresentare di volta in volta storie particolari e piene di speranza, ma sempre dichiaratamente immerse nella realtà. Grazie, poi, alla presenza di schede riassuntive all’inizio di ogni capitolo (divise in informazioni strutturali, come il numero di libri posseduti o le dimensioni della libreria, e informazioni di recapito, come l’indirizzo o il numero di telefono) è facile entrare nell’atmosfera della libreria di cui si sta per leggere. Le foto che corredano il testo, nonostante siano in bianco e nero, sprigionano tutta la fascinazione di certe realtà lì raccontate; al punto che ogni volta si avverte la necessità fisica di passeggiare tra quegli scaffali, subirne la seduzione dal vivo, poter chiacchierare col libraio protagonista di quella favola.

Questo, per noi, significava e significa tuttora fare politica: contribuire al benessere della polis, ossia della comunità cittadina, svolgendo un’opera al tempo stesso pedagogica e perfettamente democratica, senza distinzione di età o di censo. (Giampaola Tartarini)

Dislocazione, età, catalogo: sono librerie tutte diverse tra di loro.

La-voce-dei-libri-IISono storie di ogni tipo: c’è la libreria Casagrande di Bellinzona, che rivoluzionò negli anni Ottanta il modo di gestire il catalogo con la creazione del programma gestionale Libris; c’è la libreria Fogola di Pisa, che nasce dall’esperienza decennale dei librai ambulanti della Lunigiana, in memoria dei quali è stato fondato il Premio Bancarella; c’è la libreria All’arco di Reggio Emilia, una tra le più eleganti e affascinanti dell’intera selezione; c’è una libreria antica come la Galla, nata a Vicenza nel 1880, quando il Veneto era stato annesso al Regno d’Italia da appena quattordici anni e quando il Bel Paese contava ben l’ottanta percento di analfabeti (e l’attività libraria era dunque una sfida ben più pericolosa di adesso).

C’è chi proviene dalle scuole per l’infanzia; chi abbandona la carriera da fisica al Cern per la vocazione all’editoria e, poi, alla libreria; c’è chi ha un futuro nel teatro, ma un sogno macabro lo spinge a mettere su una realtà libraria attraente; c’è chi ha inventato un hashtag di grande successo ma fatica ancora a definirsi ‘libraria’ (ve lo racconto meglio qui); c’è chi ha vissuto per anni e ha lavorato al Nord, ma ha deciso coraggiosamente di ritornare nel Sud (quasi) illetterato per creare un nuovo spazio che offrisse libri e un clima intellettuale e stimolante.

Alcune sono realtà storiche, altre sono appena nate, ma hanno tutte in comune la forte radicazione nel loro territorio e l’investitura culturale di cui si fanno orgogliosamente fregio. Le storie qui narrate parlano infatti di un coraggio che è costante aggiornamento, oltre che nutrimento della propria passione.

Per ammissione dello stesso Eremo, infatti, ascoltare un libraio parlare con dedizione del proprio mestiere riporta alla mente la bontà – assoluta – d’animo che contraddistingue il principe Miškin, l’idiota dostoevskiano che contiene in sé il segreto della bellezza e della consapevolezza del vivere in una “sfera completamente diversa”.

E come dargli torto.

Il tempo della lettura è rimasto e rimarrà sempre uguale. Il progresso e la tecnologia sono fondamentali, ma certe cose, per fortuna, non possono essere modificate. (Fabio Casagrande)

Nessuna paura, da parte di questi librai indipendenti e temerari, dei numeri al ribasso sulle letture degli italiani, né della forte concorrenza di colossi come Amazon, che fanno dell’aggregazione del capitale il proprio punto di forza ma che non comprendono come la cooperazione tra piccole realtà possa generare una forza intellettuale ben più forte di qualsiasi grande, impersonale, incompetente azienda.

E’ senz’altro vero che attualmente aprire una libreria è un effettivo atto di resistenza, un tentativo non solo di mettere al centro la qualità del libro, ma anche di creare una collettività che sappia ancora discernere cos’è di vero valore, in questo mondo, e cosa no.

Matteo Eremo, La voce dei libri – Undici strade per fare libreria oggi, 
pp. 288,
 Marcos y Marcos, 2014

Matteo Eremo, La voce dei libri II – Storie di libraie coraggiose, 
pp. 416,
 Marcos y Marcos, 2015


Questo articolo è uscito anche su Youbookers.

Annunci