L’appartamento – Mario Capello

Copertina_appartamento_capelloRomanzi, la collana narrativa di Tunué – nota casa editrice ponentina di graphic novels – ha esordito quasi un anno fa sotto la direzione di Vanni Santoni, ed è riuscita a imporsi per la qualità delle opere di esordienti in grado di offrire un nuovo punto di vista all’interno del panorama letterario italiano.

Il quinto titolo della collana è, però, una piccola rivoluzione nella direzione della collana: L’appartamento di Mario Capello, infatti, non è un esordio, ma ha tutta la potenza che caratterizza le ultime proposte narrative di Tunué.

Ero un freelance. Un precario mascherato da libero professionista.

Angelo è il protagonista e la voce narrante di questo romanzo breve, un uomo separatosi dalla moglie che decide di tornare al paese pur di star vicino al figlio – con cui, però, il rapporto sembra non essere dei più empatici.

Abbandonate quindi l’ambizione e le velleità artistiche da collaboratore freelance delle case editrici della Città, Angelo decide mestamente di tornare indietro e in qualche modo costringe se stesso a fare i conti con una realtà provinciale e incerta: la legge del contrappasso lo obbliga a reinventarsi agente immobiliare, un settore non esattamente florido. Ma, d’altronde, è questo l’unico posto di lavoro con cui Angelo pensa di potersi confrontare.

E l’uomo, per sua natura, è in grado di adattarsi alle nuove condizioni di vita, seppure miserabili, e per Angelo la scelta, in verità, non è così sofferta:

Pensai a quello che avevo detto poco prima, in macchina. A come vendere case e leggere manoscritti fossero più simili di quanto avessi pensato. A come entrare nelle storie degli altri fosse un pertugio, un buco in cui affondare lo sguardo dentro una camera oscura. 

Abbandonare il sogno di una vita per rimodellarlo, con le proprie regole, su un lavoro che fino a quel momento non si era mai immaginato di fare, ma che la necessità ha imposto: è esattamente questa la vita, sembra suggerirci laconico Angelo, in una prosa asciutta e compatta, che restituisce poche pennellate espressionistiche ma precise nel loro delineare figure e situazioni.

Diverso, invece, il rapporto con la rappresentazione dei sentimenti:

Delle volte, devi prendere delle decisioni. Devi fare delle cose che non vorresti fare.

Ed è così che la riflessione personale viene liquidata, o meglio, lasciata sedimentare nell’intelletto del lettore che prova a non lasciarsi coinvolgere, ma che infine viene vinto dal clima perturbante che regola la narrazione e lo seduce, imponendo una soglia dell’attenzione costantemente alta.

In un climax ascendente, infatti, troverà una funerea verità – che qui non viene svelata per non incappare nella funesta ira di chi vorrà leggere il romanzo – che ha sempre aleggiato, pur inconsapevolmente, sul resto del racconto, che in questo modo chiude un cerchio perfetto pur lasciando sospeso il lettore, che dovrà fare i conti non solo con l’oscura Storia italiana degli anni ’70, ma anche con le delusioni della vita e, inevitabilmente, la scelta di dare loro un peso importante oppure optare per la serenità della comodità.

L’amarezza e la malinconia di questo romanzo breve portano, necessariamente, ad una corrosione che va letta. E digerita.

  Mario Capello, L’appartamento, 
pp. 96,
 Tunué, 2015


Questo articolo è uscito anche su Youbookers.

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