Resistenza dell’Indipendenza #1

Secondo le più recenti statistiche promosse dall’AIE (Associazione Italiana Editori), nei primi mesi del 2014 i lettori italiani hanno fatto acquisti soprattutto nelle librerie di catena, che coprono il 43,5% delle vendite complessive, allontanandosi sempre più dalle librerie indipendenti e non alimentando – come invece era stato tristemente previsto – il canale online. Se per la scelta del libro dunque i lettori si affidano sempre più alle recensioni dei blogger e alle critiche giornalistiche, l’acquisto diventa sempre più impersonale e asettico quando si presenta nelle librerie d’insegna, che non offrono un servizio personale al cliente. Attraverso questa nuova rubrica non vogliamo presentarvi una lista di noiosi numeri e dati statistici ma dar voce alle piccole realtà indipendenti milanesi, luoghi in cui vige ancora la regola del suggerimento e dell’empatia col libraio, che non considera il libro come un prodotto commerciale ma come un simbolo e come un produttore di valore. Rossella ci condurrà nella ricerca di queste realtà dimenticate dai più ma ancora agili e vogliose di sperimentare nuove esperienze di lettura, che i lettori forti – ma anche gli occasionali, perché no – dovrebbero cominciare a rivalutare.

Il mio libro: una comunità di lettori

Alzi la mano chi non ha mai sognato di acquistare libri in una piccola libreria di quartiere, calda e accogliente; piena di scaffali colmi di libri sconosciuti ma dalle copertine accattivanti. Una di quelle in cui c’è sempre del profumo di caffè che aleggia nell’aria e, soprattutto, una libraia capace di consigliare il libro giusto per le anime inquiete e per quelle sognatrici, un tipo rassicurante e di cui fidarsi al primo sguardo, con cui scambiare quattro chiacchiere e creare una complicità rara.

La magia che si crea in questi luoghi, sempre più difficili da scovare in una città grande come Milano, non si trova nelle grosse catene, quelle che fanno da portavoce alla Grande Distribuzione Organizzata, decisamente più asettiche nel rapporto diretto col cliente.

Il mio libro è invece l’incarnazione perfetta di questo prototipo di felicità libraria: è una scatola di 30 metri quadri, ha un’insegna lilla, torri di libri impilati su scaffali di legno chiaro o disposti su una poltrona, un angolo dedicato alla letteratura per l’infanzia, citazioni letterarie su ogni parete, un pilastro pieno di impronte coloratissime di mani di bimbi. Qui l’atmosfera è accogliente e il punto di forza è proprio Cristina, la proprietaria sorridente e sempre pronta a soddisfare le richieste dei clienti, anche i più esigenti.

2Ma la peculiarità non sta nella sfida dello spazio o nella scelta di esporre esclusivamente case editrici indipendenti: Cristina è riuscita a creare un luogo d’incontro non solo per il quartiere ma anche per la comunità milanese dei lettori, che condividono con lei la pausa pranzo o si incontrano nella sua libreria e finiscono per innamorarsi. Quello che nel giro di pochi anni è riuscita a dar vita, infatti, è una rete di veri rapporti umani, in cui la competenza – che pure è presente – lascia spazio ad una priorità più importante: la condivisione di emozioni.

Se Cristina dovesse riassumere le doti che occorrono per affrontare giorno dopo giorno il lavoro di un settore in crisi come quello dell’editoria, risponderebbe con la regola delle tre P.

Pazienza, necessaria in un lavoro in cui al centro si pone l’attenzione per il cliente e i suoi bisogni.

Passione e Pazzia. Sono le caratteristiche fondamentali che l’hanno spinta ad aprire la libreria nel novembre 2010, dopo aver deciso di abbandonare la comodità di un contratto a tempo indeterminato per un lavoro che non la soddisfaceva e una breve esperienza trimestrale in un’altra libreria. La passione-feticismo per i libri era infatti il suo chiodo fisso fin dai tempi della scuola, in cui immaginava di possedere una libreria in comune con le compagne di classe.

Col tempo si è dunque creata una rete di lettori attivi attorno alla scatola lilla: i lillini hanno trovato uno spazio personale entro cui muoversi tra gli scaffali di Cristina, in grado di creare incontri ‘al buio’ con gli autori (Massimo Carlotto, Marco Malvaldi e Daria Bignardi, solo per fare qualche nome) attraverso l’iniziativa Segreta è la notte; dirigere gruppi di lettura mensili – coadiuvata da un professore milanese – e di gestire la cosiddetta Libreria del buon romanzo, presieduta dal Comitato segreto, un gruppo di giornalisti, editori, scrittori e insegnanti che sotto pseudonimo ha inserito dei consigli letterari su foglietti bianchi all’interno dei libri dei ripiani appositi.

Testimoniando la capacità di reinventarsi ogni giorno per amore dei libri, Cristina è attenta anche ai nuovi metodi di comunicazione, come i più importanti social network del momento: Facebook e Twitter. Ed è proprio sulla piattaforma cinguettante che poco più di un mese fa Cristina ha cominciato a postare le foto di mani che abbracciano un libro con sopra un post-it (lilla, ovviamente) su cui campeggia la scritta: #librosospeso. Di cosa si tratta?

1A fine marzo al termine della presentazione di un’opera, un lettore ha acquistato un libro chiedendo a Cristina di regalarlo a chi avesse voluto lei. La donna ha subito pensato di lasciarlo al cliente successivo, e ricordando il fenomeno del caffè sospeso napoletano (che prevede che qualcuno paghi in anticipo il caffè a qualcun altro) ha deciso di farne un hashtag e diffondere in rete questo piccolo episodio che l’ha lasciata stupefatta.

Ciò che però Cristina non si aspettava era che il fenomeno diventasse così virale da ricevere ben tre milioni di impression per i primi cinque giorni dalla nascita dell’hashtag e vendere più di 200 libri in meno di un mese. Una boccata d’aria fresca per la libreria, e per tutta quella parte romantica del panorama dei lettori italiani che crede ancora nella potenza della letteratura.

E non è un caso, infatti, che la tendenza sia stata adottata da altre librerie sparse in Italia – la donna riceve telefonate in continuazione, ricche di complimenti ma anche di domande concrete su come condurre la sospensione dei libri – e persino all’estero, in particolare in Inghilterra e in Spagna, dove con grande orgoglio va segnalato che la prima copia sospesa è stata “Le città invisibili” del nostro Calvino!

Il mio libro è la libreria nata sotto ogni buon auspicio, tramite il consenso del sorriso della nipotina di Cristina, una bimba di appena undici mesi, che non a caso è diventata mascotte e logo della libreria: la scatola lilla è dunque il luogo ideale in cui può risplendere l’entusiasmo della spacciatrice di sogni, quelli contenuti dentro ai libri, ovviamente, ma anche quelli che testimoniano come la tenacia sia in grado di realizzare i propri desideri.

Il mio libro, Via Sannio 18, Milano


Articolo uscito anche su Youbookers

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