Superzelda – Tiziana Lo Porto, Daniele Marotta


superzelda_altaEsiste una lista più o meno infinita di esercizi di stile che facilitano l’immedesimazione del lettore: dal cambiamento costante del punto di vista, all’evocazione di ricordi comuni e pressapochisti, dalla tendenza a mettere in scena personaggi neutri alla descrizione analitica di sentimenti universali. Esiste però uno strumento in grado di veicolare l’identificazione del lettore senza il filtro dell’autore: si tratta dell’apprendimento di una storia attraverso la visione delle immagini, che siano esse dipinti, fumetti o graphic novel. Certamente, le penne eccelse riescono a suscitare emozioni univoche attraverso descrizioni cristalline; ma si tratta appunto di un’illusione provocata, e quando si decide di dar vita ad una figura magmatica come quella di Zelda Fitzgerald non bastano le impressioni suscitate dalle parole, occorre la concretezza della visione.

E’ in un mare di blu che emerge la Zelda, fedele ma inedita, di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta: il suo carisma è un vortice che cattura l’attenzione e non permette riflessioni esterne alla sua figura. In pagine che nulla hanno da invidiare alle prose più scorrevoli e ammalianti, Zelda è infatti ritratta come una di quelle ragazze fortunate che non devono compiere il minimo sforzo per fare innamorare gli uomini; una di quelle che dettava tendenza, perché le ragazze le copiavano il taglio dei capelli, ma – quasi per la legge del contrappasso – lei odiava il genere femminile; era la musa dell’artista più ruggente dell’età del jazz; era una donna capace di vivere la felicità con passione e la schizofrenia di cui diventò succube con estrema razionalità. L’intelligenza fuori dalla norma non la frenerà – e sarebbe il caso di chiedersi se forse non sia stata proprio questa lucida consapevolezza a invogliarla – dal compiere il gesto estremo: tentare, più volte in realtà, il suicidio.

I dialoghi della Lo Porto sono infuocati, o meglio incandescenti e pregni della volontà di trasgressione che contraddistingueva la donna, che però aborriva l’effimero, tendeva alla perfezione e portava con sé un segreto ordinario: voler vivere nel migliore dei modi, in uno stato di grazia perenne. La donna delle contraddizioni, si potrebbe pensare. E non a caso si diceva di lei che era bellissima, dai capelli dorati e attraenti, ma – citando Rebecca West – il suo volto aveva una singolare disarmonia, come nei ritratti dei pazzi di Géricault.

La scommessa vinta da questo graphic novel è quella di riportare in vita la disarmonia di Zelda, quella donna sfuggente che neanche i romanzi di Francis Scott Fitzgerald sono riusciti a delineare organicamente. La frustrazione dello scrittore appare tutta nelle dediche di ogni romanzo: “Once again to Zelda”, chiaro segno della fusione di croce e delizia che la moglie ha rappresentato per lui.

Graffiante nella rappresentazione, Superzelda appare come una storia d’amore, prima che un graphic novel o una biografia disegnimagesata. E’ la liaison tra l’anima artistica di Tiziana Lo Porto e la figura femminile più ardente della letteratura americana. La narrazione procede così per immagini filmiche, e la regia è esattamente quella di chi si è innamorato incondizionatamente dell’argomento. Le pagine scorrono veloci, narrando la storia di una donna che probabilmente non riusciva a trovare un posto nel mondo per l’ingente quantità d’amore che possedeva dentro sé e che non riusciva a dosare, come se fosse un filtro d’amore, un’arma letale che piuttosto di curare era in grado di ferire. Il graphic novel dona una dimensione indispensabile alla sfuggevolezza di Zelda e a fine lettura lascia la consapevolezza di aver assistito al piccolo miracolo quotidiano della letteratura: aver strappato dalle fiamme la donna, e averla consegnata al futuro più viva che mai.

Tiziana Lo Porto, Daniele Marotta, Superzelda – La vita disegnata di Zelda Fitzgerald, pp. 170, minimum fax, 2012

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