Cordiali saluti – Andrea Bajani


Con un paio di titoli pubblicati da esordiente per Portofranco e peQuod alle spalle, nel 2005 Andrea Bajani approda in casa Einaudi con Cordiali saluti sancendo l’inizio di una stagione di romanzi e inchieste incentrati sul tema del lavoro. Se Cordiali saluti ha infatti come protagonista un giovane letterato inserito nel contesto aziendale, alle prese con l’argomento più scottante della crisi imperitura del nostro secolo (il licenziamento), nel 2006 viene dato alle stampe il reportage Mi spezzo ma non m’impiego, una sorta di viaggio-inchiesta nell’universo del precariato. Il tema, d’altronde, è molto caro a Bajani, che l’anno successivo pubblica Se consideri le colpe: un altro viaggio, stavolta all’interno del mondo dell’imprenditoria italiana in Romania.

Se c’è un fil rougCordiali-saluti_copertinae che tiene legate tutte queste storie è senz’altro la scomparsa della solidarietà all’interno di quel congegno spietato chiamato ‘mondo del lavoro’. Fin dalle prime pagine del libro emerge infatti una ruvidezza di fondo: il protagonista è un uomo in grado di scrivere lettere di licenziamento – soprattutto indirizzate ai lavoratori di lunga data – il cui linguaggio è allegro ma anche provocatoriamente retorico, che ricorda da vicino i discorsi ammalianti, ammiccanti, convincenti dei politici. Le lettere sono la testimonianza della privazione di senso e di valore che contraddistingue le scelte del direttore d’ufficio, uomo senz’anima in grado di gestire persone come fossero burattini.

Il cinismo caustico che Bajani instilla in queste lettere si scontra con la decisione del giovane protagonista di cominciare a vivere una vita divisa in due. E’ come se, apparentemente, ci fossero due luoghi, due dimensioni, due protagonisti: da una parte l’uomo d’ufficio, il Killer, come viene etichettato dai colleghi: crudele nella sua apparente gentilezza, capace di rivelare un’ipocrisia inumana; dall’altra l’uomo raffazzonato, improvvisamente costretto a fare da padre ai due vivaci bimbi dell’ex direttore vendite, da lui stesso licenziato e ora costretto in ospedale da una cirrosi contratta pur non essendo un bevitore seriale. Le due personalità sono distanti solo in apparenza, ed è il piano linguistico a rivelarlo: l’intreccio tra la vita lavorativa e gli accadimenti privati si rivela inscindibile. Non c’è un vero scarto: non esiste più una dimensione personale per il protagonista, perché il pensiero del lavoro è fisso; così come d’altronde non esiste un tempo da dedicare esclusivamente al lavoro, giacché il legame con il mondo esterno è onnipresente. E ciò si evince proprio dall’espediente metalinguistico, quelle lettere di licenziamento non intessute di lingua burocratica e stantia, ma pregne di note personali, aneddoti simpatici, rimandi continui al mondo degli affetti. Resta solo l’amarezza nel constatare che la formazione cinica del protagonista avviene in un solo weekend di montagna, in cui “non facevano telefonare a nessuno, se eri un po’ debole saltavano in aria tutti gli equilibri del cervello”: è il capitalismo che incalza, la crudeltà imposta. Necessaria. Perché i tempi richiedono di correre, e di fare gli sgambetti – seppur passivamente.

Ci ripetevano continuamente Siete qui per abbandonare il vostro sistema di valori, un’inutile zavorra. Abbandonatelo a cuor leggero, ci dicevano, ve ne forniamo uno noi già confezionato. Solo, dovevamo accoglierlo senza opporre resistenza.

Bajani sembra dunque concentrarsi maggiormente sulla dimensione privata mettendo in secondo piano l’argomento principale: il lavoro, appunto, che resta in superficie. Il testo risulta in questo modo irrisolto per quanto riguarda lo sviluppo della trama rispetto alla progettazione dei contenuti, che meritavano una resa diversa sul piano stilistico. Non ci sono ad esempio descrizioni fisiche: se da una parte si potrebbe pensare che l’autore abbia voluto rendere il protagonista neutro e universale, in cui qualsiasi lettore potesse specchiarsi, dall’altra questo va in realtà contro la denuncia di fondo del testo, che ha bisogno di volti e nomi specifici da accusare. Cordiali saluti in potenza aveva dunque le caratteristiche per essere il manifesto della rappresentazione della società dell’egoismo imposto, quello necessario per la sopravvivenza in un mondo di carnefici; ma l’assenza della descrizione, ad esempio, della vita d’ufficio lascia il lettore in un tempo sospeso, non specifico, e risulta impossibile tenere sotto osservazione quelle dinamiche aziendali che strappano le possibilità di autoaffermazione agli ‘ormai inutili’ in ufficio, e nella vita.

Andrea Bajani, Cordiali saluti, pp. 100, Einaudi, 2005

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