Fedeltà – Grace Paley


Grace Paley ha cantato una poesia che muove dalla concretezza delle cose; con una scrittura però non ingenua, tanto che la tonalità che più la caratterizza è l’ironia.

paley11Fedeltà è l’unica raccolta poetica italiana finora pubblicata: contiene poesie scritte tra il 2000 e l’anno della morte, il 2007; e probabilmente il fatto che i lettori italiani possano approcciarsi direttamente alla Paley più matura (disponibili presso Einaudi, invece, ben tre raccolte di racconti) non è un fattore necessariamente negativo, perché è in questo lascito che emerge la sostanza della sua poetica politica. La Paley era infatti una donna, una mamma, una scrittrice di racconti, un’attivista fino al midollo. Era una grande amica. Se dovessimo etichettarla, basterebbe usare il termine ‘poetessa’. Viveva la vita per cantarla, godendo di ogni sua sfaccettatura.

Quelle della raccolta sono poesie della vecchiaia, certamente. Al centro campeggiano malattie, amici ormai andati, un senso di morte incombente, la semplice e paziente quotidianità della vecchiaia. Ma non è tutto qua. Ci sono anche bambini, amori, traffico di gente sconosciuta.

[…] io accostando

la penna al foglio sono certa che la cosa

che mi opprimeva insopportabile sul petto

apparirà in parole prenderà forma e canto

mi lascerà continuare a vivere.

Fedeltà non è un bilancio delle cose positive e di quelle negative operate nel corso di una vita intera; Fedeltà non raccoglie poesie di congedo. Si leggono ritratti lucidi, poco lirici ma emotivamente coinvolgenti, grazie a cui riflettere sulla religiosa assenza (Grazie a Dio non c’è nessun dio | o saremmo tutti perduti) o sul sentimento per eccellenza (L’amore come una specie di ammorbidente del cuore).

L’andamento ritmico interno è ben reso in traduzione, nonostante il suono originale sia – per ovvie ragioni – più armonico: le pause all’interno del verso lasciano il fiato sospeso, è un attimo breve per poi lasciar ritornare il lettore a fluire insieme alla poesia.

L’atto del versificare appare cosa di scarso pregio, o piuttosto viene reintegrato nel novero delle quotidiane e naturali possibilità dell’esistenza, ma i toni non sono mai dimessi e la semplicità con cui pare siano accostate le parole è in realtà il frutto di una ponderazione accurata; alla Paley non sfugge nessun dettaglio, neppure semantico, come lei stessa ci ricorda nel racconto contenuto all’interno della postfazione: dopo aver usato in una poesia la parola trousers per ‘pantaloni’, il mentore Auden le chiese perché stesse scrivendo in un inglese britannico e quindi lei si convinse a usare pants, utilizzando la lingua comune e non quella supposta degli scrittori.

Ci sono tematiche diverse e modi differenti di poetare, eppure la voce è unica. È come se la raccolta fosse in realtà un racconto in versi, il racconto autobiografico nudo e vero. Ed è qui che in un gioco di rimandi – nemmeno troppo sottile – si alterna il motivo della morte a quello della malattia, passando per l’amore per i figli e per un’America che in fondo non suscita “orgoglio patriottico né nulla del genere”, anche se si rende conto che “la sua storia contiene alcune idee di valore che hanno cambiato la vita a tanta gente”, esattamente come accade per la sua Poesia.

Grace Paley, Fedeltà, pp. 188, minimum fax, 2011

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