Memorie di Orani – Costantino Nivola

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L’atipica raccolta del pittore sardo più famoso all’estero, Costantino Nivola, raccoglie tredici episodi che hanno segnato la sua formazione di giovane ragazzo alle soglie della vita.

Il volumetto è pubblicato nella collana ‘Bibliotheca Sarda – Cultura e Scrittura di un’Isola’ della Illisso, una casa editrice di nicchia che raccoglie i testi del patrimonio culturale sardo e che permette di approfondire aspetti noti e meno noti dell’isola, vantando svariati autori nonimmediatamente collegabili tra loro, da Grazia Deledda a D. H. Lawrence, da Emilio Lussu a Sergio Atzeni.

Una scrittura pittorica

La raccolta si segnala per la capacità descrittiva di Nivola, in grado di esprimersi in pennellate anche attraverso le parole, la cui scelta certosina rivela un’indiscutibile attenzione per le forme (si legge di dischi, ovali, tondeggianti) e i colori (a emergere è soprattutto il rosso, l’ambra, il giallo dei pulcini, in definitiva i colori caldi; ma non manca il resto della tavolozza, mentre il biancore viene definito vibrante, una scelta aggettivale che attesta l’occhio pittorico di chi la sfoggia). Un grande rilievo assumono inoltre i dettagli relativi alla luce del giorno, soprattutto quella meridiana, che si riflette sui tetti, che liquefà la terra brulla e le strade deserte, che si impegna a far avvizzire fiori sbocciati durante la frescura notturna. Quella che emerge dalla prosa di Nivola è dunque un’estate perenne, in cui i grilli cantano melodie monotone, le ombre spariscono da terra e l’aria umida si appiccica ai corpi bisognosi di riparo. E il silenzio regna sovrano, donando un senso di immobilità:

[…] l’attimo di immobilità del violinista quando appoggia l’archetto sulle corde, prima di cominciare a suonare; l’immobilità del sole che ha raggiunto lo zenit, prima di iniziare la discesa; un’immobilità che voglio far durare ancora un po’. E prometto solennemente a me stesso: «Voglio ricordare per tutta la vita la bellezza di questo momento».

Volti di un unico uomo

Nivola è un Giano bifronte: mostra l’anima dell’artista famoso, in contatto con l’élite intellettuale newyorkese, e contemporaneamente sa di possedere l’animo dell’uomo popolare, in verità mai rinnegato ma mostrato come exemplum di forza di volontà e capacità di adattamento.

Attraverso l’impianto favolistico del racconto, in cui affiora un linguaggio semplice – specchio della genuinità delle azioni rappresentate – e l’asprezza di alcuni temi – primo tra tutti, la fame – dichiara il significato pedagogico e non psicologico delle memorie: Ho capito tutto il giorno che mia madre si è rifiutata di darmi il pane. L’operazione compiuta da Nivola non è un’introspezione alla Zeno Cosini, non è una ricerca del significato dell’essere e dell’esistere; è piuttosto un modo per comprendere chi è diventato e attraverso quali esperienze tangibili (la mancanza d’amore per la madre, l’assenza di una figura di riferimento, il lavoro duro, la denutrizione: la fine del pane era la fine del mondo).

La raccolta è suggellata da una triade poetica, naturale estensione del linguaggio del desiderio della rievocazione, che prende vita attraverso i sensi dello scrittore-pittore. Una precisa scelta stilistica infatti prevede che la prima memoria sia aperta con il verbo vedere declinato alla seconda persona plurale: vedete è un invito alla partecipazione, al coinvolgimento totale del lettore.

In dialogo con le isole

Orani è in realtà la rappresentazione metaforica della Sardegna: Nivola non è altro che l’esponente maggiore dell’isolitudine – per usare un termine tipico di un altro isolano, Gesualdo Bufalino – sarda, in grado di riflettersi nel tratto nitido ma nervoso che popola i disegni della raccolta. Le memorie sono infatti corredate da bozze fitte di casupole, alberi, stradine, scale, campi coltivati: un disordine caotico che testimonia una solitudine di fondo, inespressa ma presente costantemente.

Il dialogo tra isolani è dunque instaurato per affinità elettive; tra tutti, non può non essere citato quello con Verga, come ad esempio emerge nella scena della lavorazione del grano, che rimanda alle grandi scene corali dei Malavoglia, in cui appare la filosofia della catena di montaggio in cui ognuno, dal più piccolo al più grande, ha un compito ben preciso da rispettare. Il paese diventa così un’unica grande famiglia, un congegno che, se ben oliato, può lavorare grazie all’armonia di tutti i suoi elementi.

Espatriare l’arte

La condizione di migrante spinse Nivola a farsi autore senza un progetto iniziale, commisurando infanzia e immaginazione, una dote che gli valse una grande carriera e che egli attribuì alla madre, descritta in una deliziosa scena come vagante per le stanze della casa assorta nei suoi sogni ad occhi aperti.

Viene dunque semplice ricordare Nivola in perpetuo bilico tra la sostanza dei giorni lontano dal nido d’infanzia e l’astrattezza necessaria per realizzare la sua Arte, inevitabilmente interconnessa tra forme diverse, pur tuttavia autentica.

Costantino Nivola, Memorie di Orani, pp. 104, Ilisso Edizioni, 2003

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